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Non vi sembri questa una chiamata alle armi, perché non lo è… piuttosto si tratta di una esortazione, una chiamata alle “arti”… geologiche.

Mi sono reso conto che lo spazio di questo blog dedicato ai problemi della nostra professione è diventato in qualche modo asfittico. Molti giudicano il confronto che ormai va avanti da mesi su quella pagina, quasi una questione personale. Non è così, almeno per quanto mi riguarda. Ma io non voglio convincere nessuno, ed è per questo che ho avuto l’idea di creare AlterGeo forum, uno spazio di discussione ampio e strutturato, ma soprattutto libero, nel quale è possibile chiedere consigli ad altri colleghi, approfondire argomenti di interesse geologico e non…

E’ bene chiarire che AlterGeo forum è una iniziativa assolutamente autonoma e indipendente, non è pertanto direttamente o indirettamente in rapporto con l’Ordine Regionale dei Geologi, col quale si pone comunque di collaborare in maniera propositiva, né tanto meno altre entità o associazioni.

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Certamente sarà capitato anche a voi avere la necessità di dover recuperare dati cartografici digitali disponibili sul territorio regionale. E’ una esigenza andata crescendo in maniera quasi esponenziale, in parallelo con il sempre più diffuso utilizzo dei Sistemi Informativi Territoriali (GIS) da parte di molti professionisti.

Fino a non molti anni fa, la disponibilità di dati cartografici digitali era appannaggio di pochi “eletti”, che avevano la possibilità di accedere agli archivi degli enti pubblici che detenevano a vario titolo dati tematici e di base come ortofoto, dati catastali, cartografia tecnica e topografica. Erano visti come degli “early adopter” (e molti di loro se ne beavano) di strumenti come i GIS, che in realtà esistevano già da decenni, ma che per la maggior parte dei professionisti del territorio (italiani) erano complicati software le cui funzionalità erano quasi incomprensibili.

Il fatto è che un GIS senza dati è come un’auto senza carburante. E se un’auto non riesci a metterla in moto, molto difficilmente comprendi come funziona e come utilizzarla per i tuoi scopi.

Per tale apparentemente banale motivo, non credo di esagerare nell’affermare che questi “eletti” e presunti “early adopter”, che ingordamente facevano incetta di dati a destra e a manca, e stupidamente li tenevano gelosamente custoditi nei loro hard disk portatili, hanno non poco ostacolato proprio una maggiore e più precoce diffusione dell’utilizzo dei GIS.

Lavorando con i GIS dal lontano 1994, io stesso ero tra questi “collezionisti” di dati con hard disk al seguito (inizialmente addirittura con astucci ricolmi di CD prima e DVD dopo), ma sin dall’inizio ero convinto che tenerli nascosti era un delitto. E questo sia perché spesso si trattava di dati realizzati con soldi pubblici, e dunque appartenenti di diritto ai contribuenti, sia perché sono sempre stato convinto che un bravo professionista non si misura da quanti terabyte di dati ha nel proprio hard disk, ma da come li utilizza.

Ma a tutto questo dobbiamo aggiungere l’ancora più bieco e deleterio atteggiamento di molti funzionari e dirigenti di enti pubblici detentori di quegli stessi dati, che hanno per molto tempo tenuto (e continuano tutt’ora) i dati “chiusi nel cassetto”, usandoli come strumento di potere.

Ma le cose stanno rapidamente cambiando, e molte amministrazioni pubbliche hanno capito che i dati nei loro cassetti vanno resi disponibili ai legittimi proprietari: i cittadini.

E nella nostra Regione cos’abbiamo?

La principale fonte di dati rimane la Regione Puglia, che già nel 1982 istituiva l’Ufficio Informatico e Servizio Cartografico, soppresso nel 2006 e il cui personale e funzioni sono confluiti nel Servizio Assetto del Territorio. La realizzazione e gestione del Sistema Informativo Territoriale regionale (SIT Puglia) è stato comunque demandato completamente a Innova Puglia SpA. E’ pertanto presso questo soggetto che è possibile reperire la gran parte dei dati di interesse regionale, tra i quali già dal 2009 molti dati di base.

Come alcuni di voi sapranno, dal 2010 lo Stato italiano ha recepito la Direttiva INSPIRE che istituisce una infrastruttura europea di dati territoriali, per maggiori approfondimenti a riguardo vi invito a leggere un mio articolo sul blog di Planetek. Tra le altre cose, ogni Stato membro dovrebbe istituire un Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali (RNDT) che raccolga le metainformazioni, una sorta di carta di identità degli stessi dati. Quello italiano non è ancora accessibile al pubblico. Anche le Regioni dovrebbero a rigor di logica dotarsi di un catalogo del genere, nel quale si possano condurre operazioni di ricerca sia di tipo spaziale che basate su parole chiave per poter capire quali dati vi siano a disposizione. La Regione Puglia non è da meno, ma purtroppo il suo Reperto Regionale dei Dati Territoriali (RRDT) non è fruibile da cittadini, ma solo da utenti che siano riconosciuti da DigitPA.

Nonostante il SIT Puglia sia di fatto il punto di riferimento ufficiale riguardo i dati territoriali, alcuni Uffici e Servizi della Regione Puglia gestiscono in totale autonomia alcuni archivi di dati cartografici digitali, che pertanto non possono essere consultati sul SIT Puglia. Tra questi abbiamo l’Ufficio Parchi e Tutela della biodiversità e il Servizio Attività Estrattive.

E allora che dati ci sono a disposizione?

Era tempo che avevo intenzione di farlo, e finalmente mi sono deciso a mettere a disposizione di tutti la mia conoscenza dei dati detenuti (termine dal doppio significato) proprio dalle PA pugliesi, che a vario titolo gestiscono dati cartografici di ogni genere.

E’ per questo che ho creato su questo blog una apposita pagina, che rappresenta un vero e proprio compendio dei dati cartografici digitali gestiti dalle PA pugliesi, con informazioni sulla loro disponibilità e le modalità di accesso. Cercherò di tenerla costantemente aggiornata, ma sono più che bene accette da parte vostra segnalazioni di ulteriori dati disponibili, così come ogni suggerimento utile a rendere questo piccolo servizio sempre migliore.

La ricercabilità dei dati territoriali è dunque fondamentale per poterli rendere accessibili e utilizzabili. Vorrei anche citare il progetto Geoportale.it - realizzato da Planetek e al quale ho contribuito in maniera consistente – che già dal 2010 è una sorta di pagine gialle dei geodati italiani.

Non mi resta che augurare… molti dati a tutti!

Clicca qui per accedere al compendio
dei dati cartografici in Puglia

La trasmissione Report del 3 aprile scorso ha dedicato un approfondito reportage – dal titolo “La banda del buco” – al business delle attività estrattive in Italia, moltissime ombre e quasi nessuna luce, salvo che per i cavatori stessi.

La situazione, da nord a sud, è davvero drammatica, perchè la normativa su cave e torbiere a livello nazionale risale al Regio Decreto n.1447 del 1927 e le Regioni da sempre agiscono (o non agiscono affatto) in maniera assolutamente autonoma. Nello stralcio video della trasmissione che ripropongo qui sotto, vengono riassunte le impressionanti cifre che girano attorno alle attività estrattive:

  • In tutta Italia 6.000 sono le cave attive e 8.000 quelle dismesse (che andrebbero recuperate).
  • Solo in media 4% del prezzo di vendita del materiale estratto va agli enti locali, ovvero a fronte di 1 miliardo e 750 milioni di euro di ricavi, appena 53 milioni incassano i Comuni.
  • In 5 Regioni su 20 si “cava gratis”, tra queste la Puglia, nella quale il volume d’affari è di 312 milioni di euro.

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Un breve articolo di qualche giorno fa su FlowingData ha fatto risuonare forte le mie corde di insegnante. Il suo titolo “Why we need to save great teachers” mi è sembrato infatti allarmante, e leggendolo sono venuto a conoscenza di una grande iniziativa lanciata negli USA da StudentsFirst, un movimento costituito da genitori, insegnanti, studenti, amministratori e cittadini per trasformare in meglio l’istruzione pubblica negli States.

Perché è importante cercare di salvare i “grandi insegnanti”? Richiamando lo stesso autore, se ne avete incontrato uno nella vostra vita, capirete cosa intendo. Se ne avete avuto uno pessimo, capirete cosa intendo. E io stesso ne so qualcosa. Mentre ero studente all’ITIS di Andria, l’unico insegnante che non è cambiato durante tutti i 5 anni è stato quello di matematica. Un pessimo insegnante che, per quanto preparato nella materia, era totalmente privo di metodi di insegnamento che andassero oltre la dura e pura coercizione (“non sai rispondere? ti metto due!”). Risultato: non sono mai riuscito a superare la fobia per la matematica, cosa che in seguito ho pagato cara frequentando l’università.

Ma torniamo negli USA. La crisi economica sta incidendo anche sulle risorse della scuola pubblica (vi suona familiare?), con conseguente licenziamento in alcuni casi di un insegnante su cinque. Le ripercussioni di questa azione sono molto più allarmanti della sola riduzione dei posti di lavoro. A lungo termine infatti i danni maggiori li subiranno proprio gli studenti. Il video che vi ripropongo qui sotto, in soli 2 minuti riesce a rendere quanto sia grave la situazione.

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Come tutti i colleghi ormai sapranno (puntuale è stata la Circolare n. 74 dell’ORG che stabiliva al 1 marzo scorso il termine per la presentazione della documentazione), il periodo “sperimentale” del famigerato APC è terminato il 31 dicembre 2010.

Francamente non è molto chiaro cosa voglia intendersi con “sperimentale”, visto che per questo primo triennio 2008-2010 ogni geologo iscritto all’Albo – gli inclusi nell’Elenco Speciale sono esonerati dall’APC in quanto non esercitano la professione – deve comunque aver maturato (mi era venuto “totalizzato” ma dava troppo di gioco a premi) 50 crediti per ottemperare agli obblighi, pena le sanzioni previste dall’art. 8 del Regolamento APC ovvero dal Codice Deontologico e dall’art. 14 della L. 616/1966, tra le quali è annoverata la sospensione dall’esercizio della professione.

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…può dipendere anche dal tuo piccolo contributo. Riprendo qui e rilancio l’appello apparso da pochi giorni sul web.

L’iniziativa Il FUTURO delle GEOSCIENZE in ITALIA, promossa da Società Geologica Italiana - Servizio Geologico d’Italia – Società Italiana di Mineralogia e Petrologia – Società Paleontologica Italiana, vuole lanciare un appello all’unità della comunità geologica, ponendosi come obiettivo la definizione condivisa di iniziative di interesse strategico, per contribuire alla crescita e allo sviluppo delle geoscienze, e per garantire un futuro migliore alla nostra società.

L’obiettivo  è  quello  di  definire  idee  che  possano  guidare  in  modo  condiviso  le  scelte nelle geoscienze, sia del mondo della ricerca, dell’industria, che del mondo professionale, scelte che siano  strumento  per  avanzare  proposte  concrete  verso  politici  e  decisori:  idee  che sappiano coinvolgere tutti i livelli della comunità geologica, ridandole forza.

Per raggiungere questo obiettivo è importante il contributo di tutti i geologi italiani, per tale motivo è stato attivato il sito web inteso come uno spazio aperto, dove proporre idee ed esprimere opinioni. I contributi raccolti verranno sintetizzati e dibattuti in un workshop (previsto per maggio/giugno), per essere poi utilizzati nella stesura di un documento che descriverà gli obiettivi che la nostra comunità si prefigge di raggiungere nel prossimo decennio, gli investimenti e gli strumenti formativi necessari per conseguirli.

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La Corte Costituzionale, a seguito del ricorso da parte delle Regioni Puglia, Toscana e Emilia Romagna, ha bocciato l’articolo 4 del Decreto attuativo della Legge delega in materia di nucleare (del quale ho parlato in un precedente post), che considerava sufficiente una “intesa” con la Conferenza unificata per la costruzione ed esercizio delle centrali. Secondo la Consulta è obbligatorio invece acquisire il preventivo parere, sebbene non vincolante, della Regione interessata.

Sembra comunque una vittoria di Pirro quella delle tre Regioni “ribelli”, che induce a vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. E’ sicuramente mezzo pieno per il ministro dello sviluppo economico Romani, che ovviamente accoglie con relativa tranquillità le osservazioni della Consulta: “il parere delle Regioni è ragionevolmente obbligatorio, ma non vincolante” aggiunge. Come dire: se esse si opporranno, poco ce ne cale, le centrali le costruiremo lo stesso.

Ma lo vedono mezzo pieno anche le opposizioni di governo (PD e Verdi), che leggono il parere della Consulta come una“sonora bocciatura” e decretano “un flop clamoroso” il ritorno al nucleare imposto dal centro-destra. Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, d’altro canto afferma che “la via decisionista non paga” e i fatti di Scanzano Ionico ne hanno dato ampia dimostrazione. In effetti…

Ma che ne pensa la gente del nucleare?

L’Eurobarometro ha condotto a fine 2009 una grande campagna di opinione sulla percezione dei cittadini europei riguardo l’energia nucleare. Il rapporto potete scaricarlo da qui. Al quesito (pag. 41) “Quando pensi all’energia nucleare, cosa ti viene in mente?” gli italiani hanno risposto così:

  • I rischi del nucleare come fonte di energia superano i suoi benefici:  55%
  • I benefici del nucleare come fonte di energia superano i rischi connessi: 27%
  • Nessuna delle due: 11%
  • Non so: 7%

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Partirà a breve il Progetto VIGOR (Valutazione del potenzIale Geotermico delle regiOni conveRgenza) approvato nell’ambito del Programma Operativo Interregionale Energia 2007-2013 e attuato dal Dipartimento Terra e Ambiente del CNR (scheda informativa di dettaglio). Ne ha parlato anche Mr. Kilowatt, trasmissione di Radio 24 dedicata alla tematica energia, nella puntata del 21 scorso. Dura soli 6 minuti e vale la pena ascoltarla.

Il progetto in 24 mesi mira a raccogliere nelle Regioni Convergenza (ovvero Puglia, Campania, Calabria e Sicilia) informazioni analitiche utili ad avviare attività di prospezione e di utilizzo dell’energia da fonte geotermica.

Alta e bassa entalpia

Si punta essenzialmente alla cosiddetta “geotermia a bassa entalpia” (85-120°C), che a differenza di quella ad alta entalpia – utilizzata com’è noto in aree con elevate anomalie termiche (in Italia le uniche due sono in Toscana a Larderello e Monte Amiata) – potrebbe essere sfruttata quasi ovunque.

La geotermia a bassa entalpia sfrutta il gradiente termico del sottosuolo come serbatoio di calore. Nei mesi invernali il calore viene trasferito in superficie, viceversa in estate il calore in eccesso, presente negli edifici, viene dato al terreno. Questa operazione è resa possibile dalle pompe di calore, motori che tutti noi conosciamo nella forma più diffusa rappresentata dai frigorifero. Per trasferire il calore dal terreno si utilizzano delle sonde geotermiche: tubi ad U costituiti da materiali con alta trasmittanza termica nei quali passa un liquido che assorbe il calore e lo porta in superficie o nel sottosuolo (fonte: Wikipedia).

Va detto e sottolineato che le sue possibilità di sfruttamento sono essenzialmente nell’ambito del riscaldamento, non certo nella generazione di energia elettrica come le classiche centrali geotermiche basate appunto sull’alta entalpia. Questo tipo di geotermia non può quindi prescindere da principi di progettazione degli edifici che la tengano espressamente in considerazione (terminali a “bassa temperatura” come pannelli radianti inseriti in pavimenti, muri e soffitti). Non è conveniente infatti pensare a una “riconversione al geotermico” di impianti attualmente alimentati a gas metano o addirittura a gasolio.

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ATTENZIONE… per ultimi aggiornamenti, siete invitati a dare un’occhiata anche ai commenti al post.

Puntuale come la Befana, o come il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, anche per questo 2011 in Puglia non ci siamo fatti mancare l’indispensabile sanatoria dei pozzi esistenti per l’estrazione di acque sotterranee. Tutto in barba al tanto atteso Piano di Tutela delle Acque, approvato ad ottobre 2009, del quale ho ampiamente parlato in un precedente articolo.

La solita e famigerata legge di bilancio varata a fine dicembre (L.R. 19/2010) infatti, prevede all’articolo 30 che tutte le istanze per piccole derivazioni presentate alla Regione Puglia entro il 31 dicembre 2010 vengano formalmente sanate e assentite all’utilizzo, previo pagamento entro il 31 gennaio 2011 “della tassa di concessione regionale (per la modica cifra di euro 25,82), di cui all’articolo 11, comma 2, della L.R. 18/1999, della sanzione amministrativa di euro 360,00 (per pozzo), prevista dal D.Lgs. 152/2006, al pagamento del canone definito dall’articolo 18 della L. 36/1994, e successive modifiche e integrazioni, nonché all’installazione delle apparecchiature di misura e controllo delle portate“.

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Le scimmiette aiutanti per le statistiche a WordPress.com hanno lavorato su come questo blog si è comportato nel 2010, e qui appresso c’è una sintesi di alto livello della sua salute complessiva:

Healthy blog!

Il Blog-Health-o-Meter™ dice: Questo blog è in fiamme!.

Un po’ di numeri…

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Un jet Boeing 747-400 può ospitare 416 passeggeri. Questo blog è stato visitato circa 5.700 volte nel 2010. Si tratta di circa 14 Boeing 747 completi.

Nel 2010, ci sono stati 13 nuovi articoli, facendo crescere l’archivio totale di questo blog a 19 post. Sono state caricate 13 immagini, occupando un totale di 2MB. Circa una foto al mese.

Il giorno più intenso dell’anno è stato il 2 febbraio con 95 visite al blog. L’articolo più popolare è stato La mappa che cambiò il mondo.

Da dove sono arrivati tutti?

I siti di riferimento principali nel 2010 sono stati blog.spaziogis.it, freegis-italia.org, planet.osgeo.org, e esridipendente.it.

Alcuni visitatori sono arrivati qui soprattutto alla ricerca di pizzomunno, don chisciotte e i mulini a vento, geologia regionale, pulo altamura, e geositi puglia.

Le attrazioni del 2010

Questi sono i post e le pagine che hanno ottenuto il maggior numero di visualizzazioni nel 2010.

1

La mappa che cambiò il mondo Febbraio 2010
8 commenti

2

Verso la tutela delle acque in Puglia Settembre 2009
16 commenti

3

Geologia Regionale dell’Italia meridionale Marzo 2010
2 commenti

4

Chi ha paura dell’eolico? Maggio 2010
7 commenti

5

Il futuro geologico della Puglia Dicembre 2009
4 commenti

Articoli precedenti »

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