Chi ha paura dell’eolico?


Forse concederei solo al romantico Don Chisciotte di avere ancora paura delle pale, sebbene si trattasse di mulini a vento… Oggi è invece necessario prendere decisioni rapide per trovare alternative ai combustibili fossili, immaginare strategie a medio e lungo termine per spostare il più velocemente possibile la produzione di energia dalle fonti energetiche a quelle rinnovabili (vento, sole, acqua). E qualcuno dice anche il nucleare, inutile far finta di niente. Avere paura dell’eolico, dunque, a chi serve davvero? La vicenda del parco eolico off-shore denominato “Sky Saver”, proposto dalla Blue H a 20 km dalla costa di Tricase nel Canale d’Otranto, dimostra il paradosso che si viene a creare sempre più spesso nella comunità ambientalista. Da un lato tutti si dichiarano a favore della diffusione delle energie rinnovabili, dall’altro molti entrano in allarme ogni volta che qualcuno propone la realizzazione di un parco eolico o di un campo fotovoltaico. Per fortuna, sopra tutto c’è sempre un processo di valutazione degli impatti sull’ambiente, sugli ecosistemi e sulle specie protette, e dunque procedure di VIA e Valutazione di Incidenza. E al di là di VIA e VI, spesso manca la regolamentazione per l’ubicazione e la realizzazione degli impianti. La vicenda della Regione Puglia proprio sull’eolico (s’è fatta un pò di confusione sui regolamenti che sono stati emanati in tempi successivi, creando un notevole scompiglio burocratico), lo dimostra. Come pure la totale mancanza di strumenti di pianificazione per il fotovoltaico. Ma il caso di “Sky Saver” è diventata una questione davvero emblematica di quanto detto. Da un lato Italia Nostra accusa la Regione Puglia di avere “illegalmente” dato parere favorevole alla realizzazione, dall’altro la Legambiente pugliese afferma che i “cugini” sbagliano nell’opporsi “senza se e senza ma” al progetto, invitando “Italia Nostra a rivedere posizioni che rischiano di gettare un’ombra conservatrice e retriva su tutto il movimento ambientalista”. Le maggiori obiezioni alla realizzazione di parchi eolici derivano dal fatto che i rotori siano una grave minaccia per l’avifauna, e nel caso di Sky Saver Italia Nostra afferma che i 24 aerogeneratori costituirebbero un pericolo per le specie migratorie che seguono le rotte del Canale d’Otranto. Per chi fosse interessato, potete scaricare la documentazione tecnica, liberamente consultabile.

Il modello in 3D del parco eolico

Insomma la questione è davvero spinosa, e io ho provato a fornire qualche elemento in più alla discussione, creando un modello in 3D del parco eolico con Google Sketchup, e collocandolo opportunamente (le coordinate delle torri le ho recuperate proprio dalla documentazione tecnica) a 20 km dalla costa idruntina. Il parco è costituito da 24 aerogeneratori, 12 da 2,5MW (altezza al mozzo 43m e rotore 60m diametro per un’altezza totale di circa 73m) e altri 12 da 5MW (altezza al mozzo 75m e rotore 120m diametro per un’altezza totale di circa 135m), organizzati in 4 file distanziate tra loro da 1000 metri, costituite da 6 torri distanti circa 690 metri l’una dall’altra. Il risultato lo vedete nel video qua sotto, ma vi consiglio di scaricare il file kmz visualizzabile in Google Earth. Con esso potrete fare un breve tour del parco eolico e verificarne l’impatto paesaggistico dalla costa. Praticamente nullo, perchè le torri, da 20 km di distanza appena si scorgeranno, in giornate terse e limpide. Purtroppo non sono riuscito a reperire mappe che mostrino rotte degli uccelli migratori che attraversano il Canale d’Otranto, per cui mancano elementi certi sui quali poter fondare sia ipotesi a favore che contro il fatto che il parco eolico possa costituire una minaccia per l’avifauna. Resta il fatto, a mio avviso, che tutte le posizioni vadano sempre e comunque sostenute con argomenti e notizie certe e affidabili. Gridare al lupo, così come dare rassicurazioni a tutti i costi, sono atteggiamenti che non contribuiscono a formare un’opinione comune attenta e consapevole. Ognuno di noi deve dare il proprio piccolo contributo per costruire la conoscenza.

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10 thoughts on “Chi ha paura dell’eolico?

  1. Pingback: Il 2010 di AlterGeo « Un blog di "Alternativa Geologica"

    • Salve, sono una giornalista romana e sono “incappata” nel parco eolico marino di Tricase e vorrei saperne di più: il suo articolo è completo, approfondito ma ad un anno dall’approvazione della VIA della Regione a che punto siamo? lei che è di quel territorio, può aiutarmi a fare il punto della situazione? mi contatti pure via mail, grazie!

      • Salve Carmela, francamente non ho più seguito il progetto, ma posso dirle con buona certezza che i lavori non sono ancora partiti.

        La sua domanda mi ha comunque dato l’occasione di cercare ancora sul web, e trovare un utile sito sul quale è possibile avere una breve scheda (link) del progetto e una mappa web dinamica (link) con l’ubicazione di moltissimi progetti di eolico sparsi nel mondo, ma soprattutto in Europa.

        Mi piacerebbe comunque rimanere in contatto per ulteriori approfondimenti da parte sua, magari riportandoli come commento qui. Grazie e a presto.

  2. Pingback: Fotovoltaico, luci e ombre… « Un blog di "Alternativa Geologica"

  3. Ma se la filosofia è quella che intravedo, a cosa andiamo incontro? per esempio che (estremizzo, lo so) in Sicilia, considerato che la realizzazione di viadotti e strade rientra nella sfera del rischio dell’ingresso della mafia nei relativi appalti per la loro costruzione, potrebbe andare a finire che la soluzione al problema sia di lasciare la Regione con i tratturi borbonici.

  4. In occasione del Wind Day 2010 Legambiente organizza un Convegno dal titolo: “Sole e vento per il futuro della Puglia. Qualità dei progetti e integrazione nel territorio, lavoro, legalità: le sfide della Puglia per spingere le fonti rinnovabili e fermare la follia nucleare”. Martedì 15 giugno alle ore 10:00, c/o Hotel Excelsior, via Giulio Petroni, 15 – Bari.

    Parteciperanno:
    Lorenzo Nicastro – Assessore alla Qualità dell’Ambiente Regione Puglia
    Francesco Ferrante – Senatore e Vicepresidente Kyoto club
    Piero Conversano – Direttore Generale Confindustria Puglia
    Antonio Salandra – ANEV e Presidente Gruppo Fortore
    Sergio D’Alessandris – Presidente Assolterm
    Michele Lamacchia – Presidente Anci Puglia
    Giorgio Assennato – Direttore Generale ARPA Puglia

    Mi sembra un’ottima occasione per capire come la vedono i vari attori coinvolti… e magari il luogo nel quale poter portare alla loro attenzione le perplessità delle quali abbiamo parlato anche su questo blog.

  5. Posso dire con una buona dose di certezza che i principali motivi di opposizione da parte delle associazioni ambientaliste ai progetti per la realizzazione di impianti eolici siano di carattere generale e principalmente di politica energetica.
    Le questioni di impatto su questa o quella specie, su questo o quel panorama, su questo o quel paesaggio, sono solo strumentali alla causa e, se pure importanti, non sono sicuramente le ragioni principali dell’opposizione.
    C’è da dire innanzitutto che un impianto eolico per quanto grosso possa essere, non può competere con una centrale nucleare sia per la quantità di energia producibile dall’impianto, sia per gli ovvii motivi di intermittenza della produzione tipica della fonte eolica (se non c’è vento le pale non girano!) a differenza di quella nucleare.
    Ritengo pertanto che la lobby dell’eolico stia usando gli scontri tra gli ambientalisti per dire: attenzione, che se dite di no a noi sarete costretti a dire si al nucleare. Come se questa fosse l’alternativa unica.
    Così non è. E’ una bugia e bisogna chiamarla con il suo nome!
    Non si tratta di impianti che possano ritenersi in alcun modo concorrenti.
    In secondo luogo va evidenziato che ciò che urta molto la sensibilità degli oppositori all’eolico “selvaggio” scaturisce essenzialmente dall’impostazione assolutamente speculativa dei progetti e dalla totale assenza di ruolo delle Pubbliche Amministrazioni: non sono io P.A. a decidere se, quanto e dove, ma mi limito ad accogliere o meno le istanze dei privati nei luoghi che loro hanno individuato, nel dimensionamento che a loro fa comodo sacrificando il ruolo dell’Amministratore Pubblico ed il suo potere/dovere di scelta nell’interesse del bene pubblico.
    Il mercato dell’energia è falsato dai certificati verdi e dal prezzo di mercato del KWh.
    Questo fa sì che l’interesse del privato all’impianto sia enorme perché la produttività economica di un impianto eolico anche solo da due MW è molto appetibile.
    E qui la domanda che si pongono gli ambientalisti è questa: questi impianti serviranno a concorrere alla soluzione del problema energetico o stiamo solo creando un’enorme opportunità di profitto per pochi a discapito del nostro territorio?
    A proposito di questo suggerisco un link contenente uno studio molto interessante (prof. Metafune – Università di Lecce) sui “numeri” dell’eolico e su quanto poco la produzione di energia dal vento possa incidere a livello nazionale:
    http://www.viadalvento.org/impatti/analisi-energetica-delleolico/speculazione-eolico-pugli/
    leggetelo con attenzione, contiene dati, numeri e conti che mettono a nudo il grande bluff dell’eolico.
    A ciò si aggiunga la seria preoccupazione per il domani: gli impianti eolici e fotovoltaici che stanno caratterizzando il nostro paesaggio hanno una vita utile limitata nel tempo perché, essendo costituiti da sistemi prevalentemente meccanici, sono soggetti ad usura e dopo circa vent’anni devono essere sostituiti.
    Nessuno ancora oggi si è posto il problema della dismissione e dello smaltimento di questa marea di acciaio e di silicio che dovremo gestire presumibilmente tutta nello stesso periodo (gli impianti stanno nascendo tutti adesso e moriranno tutti insieme).
    Sullo specifico dell’impianto di Tricase invito tutti a riflettere sui contenuti progettuali e su come in diverse parti la progettazione è lacunosa e denota preoccupante assenza di approfondimenti, per non parlare dell’assoluta sproporzione tra costi e benefici (pubblici) dell’impianto. Ma, ripeto, il giudizio negativo è a priori, a prescindere dalla maggiore o minore bontà della progettazione.

    Personalmente ritengo che ci si debba fermare un attimo a ragionare sui nostri stili di vita ed intervenire sui consumi per ridurre la domanda energetica che, invece, galoppa verso cifre insostenibili. E dinanzi a cotanta insostenibilità, è difficile riuscire a credere che facendo girare un po’ di pale il pianeta possa tornare a sorridere.
    D’altra parte, nessun ambientalista si sognerebbe mai di opporsi ad impianti eolici ubicati in zone industriali o alla diffusione a tappeto di impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici e privati di qualsiasi genere.
    Questa soluzione, però, seppure interverrebbe a monte sulla domanda di energia, non fa entrare una sola lira nelle tasche dei grandi produttori, per cui …

    • Cara Alessandra,
      mi fa piacere tu abbia voluto contribuire alla discussione, ce n’è bisogno, anche perché altrimenti si assiste solo alle solite urla da un lato e dall’altro.
      Condivido pienamente il problema sia la pressochè totale mancanza di pianificazione a livello regionale per il fotovoltaico e piuttosto “confusa” per l’eolico (e nel mio articolo infatti lo mettevo in evidenza), almeno qui in Puglia. E condivido anche le osservazioni sul lassismo e superficialità (quando non vera e propria collusione) da parte di molti Comuni proprio sul rilascio delle autorizzazioni e sulla mancata, o opinabile, attuazione della pianificazione a scala locale (ad esempio i PRIE, ovvero i Piani Regolatori per gli Impianti Eolici).
      C’è inoltre la questione dei grandi gruppi di potere economico che sono sorti intorno alle energie rinnovabili, e gli scandali dell’eolico in Sardegna collegati al G8 ne sono una riprova. Tu parli giustamente di lobby, e tali sono. Il problema sono proprio gli incentivi accordati a livello nazionale e europeo per lo sviluppo delle energie rinnovabili, che come sempre accade, in Italia vengono sempre deviati e male utilizzati dai mafiosi, supportati da amministratori disonesti. E’ un processo endemico qui da noi.
      Nel lavoro del prof. Metafune segnalato da Alessandra, che vi invito caldamente a leggere, vengono molto bene messe in evidenza sia le “ragioni” (meglio dire le cause) della speculazione che gira ormai attorno all’eolico – e presto anche al fotovoltaico se non si cominerà a fare seria pianificazione – sia la questione pianificazione in Regione Puglia. Il prof. Metafune sottolinea i punti di debolezza del Piano Energetico e Ambientale Regionale (PEAR), che consistono sostanzialmente in una sovrastima della capacità di installazione di eolico e fotovoltaico nella nostra regione, e la mancanza di “pressione” che la stessa Amministrazione Regionale dovrebbe esercitare sui Comuni per i PRIE.
      Tutto ciò ha configurato ad oggi una situazione malata, nella quale abbiamo da un lato le energie rinnovabili che vengono sfruttate come galline dalle uova d’oro da imprenditori e amministratori senza scrupoli, dall’altro alcune associazioni ambientaliste come LIPU ed Italia Nostra (mentre Greenpeace e Legambiente hanno firmato un protocollo d’intesa con l’ANEV) che si oppongono alle pale eoliche e ai pannelli solari in maniera intransigente proprio a causa della situazione selvaggia che si è creata.
      Poi, se si afferma che eolico e fotovoltaico sono solo un business per pochi, che non sono paragonabili a livello produttivo con il nucleare e che quindi è inutile puntarci su, allora a mio avviso si fa un grosso e pericoloso errore di valutazione e non si otterrà altro che una risposta analoga dall’altro lato: allora volete il nucleare? Attenzione a non cadere nel tranello!
      Nessuno può dire che la soluzione energetica sia il nucleare, o le sole energie rinnovabili, nè tantomeno puntare unicamente a cambiare i nostri stili di vita. A tale proposito, voglio ricordare che i cosiddetti “paesi emergenti” del BRIC sono caratterizzati da un tasso di crescita del consumo energetico e dello stile di vita, che una volta raggiungeranno quelli di Europa e USA, non basterà un intero sistema solare a sostentare l’umanità!
      E allora, come spesso accade, la soluzione sta nel mezzo. Noi “occidentali” dobbiamo puntare a una riduzione della nostra Impronta Ecologica, riducendo i consumi e puntando sulle rinnovabili in maniera realmente pianificata, per avere argomenti ed escludere il ricorso al nucleare. A quel punto potremo avere la forza per imporre ai Paesi emergenti una modalità di crescita che non sia selvaggia. Se non daremo l’esempio non saremo mai credibili.
      In definitiva, lo scontro muro contro muro non serve assolutamente a nulla e nessuno. Solo con gli argomenti ci si può fare ascoltare ed avere la forza per fronteggiare la speculazione e la disinformazione.
      Solo due parole in conclusione sul progetto di Tricase. La documentazione progettuale della Blue H è certamente carente, dal punto di vista della mia esperienza di “valutatore”, almeno quella messa a disposizione sul sito web della Regione Puglia. Da essa infatti non si riesce ad evincere se e come siano stati valutati gli impatti sulla componente biotica (habitat e specie protette) perché si parla genericamente di “costi” ambientali nel documento “Analisi costi benefici ambientale”. Sono certo che il comitato VIA regionale avrà tenuto conto della completezza o meno di tale documentazione, non resta che attendere venga pubblicato sul BURP il parere rilasciato.
      Alla prossima puntata dunque!

    • Diciamo di si, Franko. Uno di questi modi è anche il silenzio assordante nei confronti di chi cerca di fornire elementi oggettivi per favorire la discussione. Attenzione, favorire, non pilotarla da un lato o dall’altro. Ad esempio mi piacerebbe che qualcuno commentasse, portando altri contributi concreti. Chessò, ornitologi che mostrassero le rotte dei migratori. Se il parco eolico si trovasse nel bel mezzo di un’autostrada dell’avifauna, sarei il primo ad osteggiare il progetto. Gli amici di ilPaeseNuovo hanno sollevato la questione qualche settimana fa http://is.gd/cvncI e in effetti il filmato sul cosiddetto “effetto trespolo” è impressionante. Ma ripeto, a una seria discussione devono contribuire studi, evidenze, fatti concreti. Altrimenti quegli appelli, pur così accorati, verranno sempre additati dai soliti beceri detrattori dell’ambientalismo come le solite grida di chi fa dell’immobilismo l’unica soluzione. Se non troveremo luoghi dove poter costruire wind e solar farm capaci di competere davvero in potenza prodotta, certo col minore impatto ambientale (perché purtroppo impatto zero non esiste), allora davvero la strada al nucleare sara’ spianata. E personalmente io questo non me lo auspico.

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