Fotovoltaico, luci e ombre…


Cercano di accenderle e gettarle due interessanti articoli su Lavoce.info, il primo “Il fotovoltaico, un investimento per il futuro” a firma di Arturo Lorenzoni si occupa delle “luci”, mentre un secondo “Ma quelle fonti di energia hanno costi esorbitanti” di Giorgio Ragazzi ne delinea le ombre.

Mi sembrano un utile riferimento alla discussione parecchio accesa che c’è sulle rinnovabili, soprattutto eolico e fotovoltaico, animata da chi ne giustifica l’espansione indiscriminata da un lato e dai parecchi detrattori che puntano il dito sui reali costi ambientali. Due articoli che vanno ad arricchire gli spunti di riflessione che già in questo blog abbiamo cercato di fornire, ricordo un mio precedente articolo ma anche uno studio del prof. Metafune segnalato dalla mia amica Alessandra in un suo precedente commento.

Entrambi gli autori guardano la questione soprattutto dal punto di vista economico, ovvero i soldi che girano attorno a questo lucroso business che ha attratto numerosissimi investitori, i finanziamenti a fondo perduto erogati dall’Europa, i tassi di occupazione in crescita legati all’industria delle rinnovabili, i costi di installazione per kW in continuo calo che consentono un’accesso agli impianti eolici e fotovoltaici a utenti con “portafogli piccoli” (la cosiddetta “microgenerazione”), senza trascurare un rinnovato impulso alla ricerca nel settore (es. fotovoltaico termodinamico) ormai ferma da anni assieme al resto della ricerca scientifica in Italia.

Ragazzi però punta il faro sui perversi effetti che genera proprio il meccanismo degli incentivi e le ombre che essi creano, cito testualmente:

Vediamo quale è l’economia del settore, prescindendo per il momento dal sussidio erogato dal GSE. L’investimento in un tipico impianto a terra di un megawatt di potenza costa attorno a 3-3,3 milioni di euro. L’energia prodotta, ceduta al GSE a un buon prezzo, vale circa 120mila euro l’anno (a seconda della insolazione); dedotti i costi di esercizio (manutenzione, assicurazioni eccetera) restano circa 30mila euro l’anno, non sufficienti nemmeno a coprire gli interessi. Si prevede che, dopo venti anni, quando terminerà il sussidio del GSE, l’impianto verrà smantellato. L’intero investimento rappresenta dunque una perdita secca per la collettività, in quanto non riesce ad ammortizzarsi nemmeno in parte. Appare invero sviante definire questa una energia “rinnovabile”: finito il sussidio non resterà nulla, mentre si dovranno smaltire milioni di pannelli obsoleti.
Naturalmente, tutti i conti cambiano se si considera il sussidio di circa 350 euro per MWh erogato dal GSE per venti anni. Nel ventennio, il Gse avrà trasferito agli investitori, circa 9 milioni di euro (tre volte il costo dell’investimento), prelevati sulla bolletta a carico dei consumatori. Un onere che appare davvero sproporzionato a fronte del beneficio di aver prodotto, nei venti anni, energia dal sole per un valore di circa 2 milioni. Se si considera anche l’energia assorbita per la produzione dei pannelli e dell’impianto, il beneficio netto in termini di minori emissioni nocive si riduce a ben poca cosa.

Come vediamo, stare solo da una delle due parti (detrattori assoluti o sostenitori accesi) non è un atteggiamento che porterà a raggiungere quelli che sono i reali obiettivi dell’impiego delle energie rinnovabili, ovvero: riduzione della CO2; impatti ambientali meno rischiosi per la salute umana (eolico e fotovoltaico producono essenzialmente impatti paesaggistici, a fronte di quelli generati da nucleare e combustibili fossili); minori costi economici per la collettività.

Far quadrare il cerchio delle energie è difficile, ma non impossibile, e solo la ragionevolezza e la volontà di guardare dietro la superficie consentirà di riuscirci.

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