Fonti rinnovabili, basteranno delle linee guida?


L’altro ieri è stato emanato il Decreto 10 settembre 2010 del Ministero dello Sviluppo Economico (ad interim ancora nelle mani del Presidente del Consiglio) dal titolo “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”, che tenta di fare un po’ d’ordine nel caos che regna sulle energie rinnovabili in Italia, da un lato acclamate come unico viatico per raggiungere gli obiettivi del Protocollo di Kyoto e salvare il nostro pianeta, dall’altro come fonte di speculazioni sui lauti finanziamenti elargiti dai governi nazionali ed europeo, nonché responsabili di distruzione del paesaggio e dell’avifauna (essenzialmente fotovoltaico ed eolico).

Su questo blog ce ne siamo occupati a più riprese, cercando di fornire il maggior numero di elementi e informazioni affinché chiunque possa farsi un’idea autonoma, critica e soprattutto consapevole riguardo i pro e i contro dell’energia da fonti rinnovabili.

Ed è per questo che voglio analizzare brevemente proprio i punti salienti che caratterizzano questo Decreto Ministeriale. Si tratta di linee guida rivolte essenzialmente a Regioni e Province, che si pongono i seguenti obiettivi:

  1. Parte II e III – Semplificazione delle procedure autorizzative, che prevedono il rilascio di una Autorizzazione Unica da parte delle Regioni o delle Province delegate, con la definizione dei contenuti minimi dell’istanza e lo svolgimento del procedimento unico, sempre mediante Conferenza di Servizi.
  2. Parte IV – Inserimento degli impianti nel paesaggio e sul territorio, con la definizione di criteri generali “positivi” e la possibilità per le Regioni di individuare autonomamente aree non idonee agli insediamenti, secondo criteri definiti all’Allegato 3 delle stesse linee guida.

Va sottolineato come tali linee guida si applicano esclusivamente agli impianti su terraferma, mentre per quelli offshore l’autorizzazione rimane esclusiva del Ministero delle Infrastrutture, sentiti il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Ambiente.

Le parti salienti del provvedimento

Nella Tabella 1 delle linee guida vengono riassunti i regimi urbanistici ed edilizi ai quali sono soggetti gli impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili, in funzione delle loro caratteristiche dimensionali e delle modalità operative e di installazione.

Nell’Allegato 1 vengono elencati gli atti autorizzativi che confluiscono nel procedimento unico, tra questi ne cito alcuni come l’Autorizzazione Integrata Ambientale, quella paesaggistica, la VIA, quella per le emissioni in atmosfera e per gli scarichi, la gestione dei rifiuti, il nulla osta di enti gestori di aree protette, nulla osta idrogeologico e sismico.

All’Allegato 2 troviamo i criteri per la fissazione di eventuali misure compensative che, sebbene vietate dall’art. 12 comma 6 del D.Lgs. 387/2003 in forma monetaria, le linee guida ipotizzano possano consistere in interventi di miglioramento ambientale a favore dei Comuni, volti a mitigare l’impatto ambientale degli impianti, interventi di efficienza energetica, di sensibilizzazione della cittadinanza.

Come detto, l’Allegato 3 riporta i criteri secondo i quali le Regioni, con propri provvedimenti, potranno individuare aree non idonee all’insediamento di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. L’obiettivo è quello da un lato di fornire agli operatori un quadro certo e definito per la localizzazione dei progetti, dall’altro facilitare l’iter autorizzativo da parte delle stesse Regioni.

L’Allegato 4 si spinge addirittura a definire in maniera dettagliata gli impatti derivanti dall’insediamento di impianti eolici industriali su flora, fauna, ecosistemi, geomorfologia, inquinamento acustico ed elettromagnetico, e al contempo suggerisce gli elementi sui quali effettuare la valutazione degli impatti stessi per ciascuna delle suddette componenti ambientali.

E ora tocca alle Regioni

A mio avviso questo decreto, pur con le sue limitazioni e generalizzazioni, costituisce una grandissima occasione per le Regioni (la Puglia prima di altre) di regolamentare il caos derivante da un vero e proprio assalto selvaggio di decine e decine di impianti autorizzati e in via di autorizzazione, spesso individuati in zone ad elevato pregio ambientale, paesaggistico e culturale. Come conseguenza potranno finalmente placarsi le polemiche da parte di numerosi detrattori delle rinnovabili, che qualificano indiscriminatamente eolico e fotovoltaico unicamente come speculazione ai danni del territorio, oscurandone l’importanza come via maestra (assieme alla sacrosanta riduzione dei consumi) per abbattere le emissioni di gas serra e pensare ad un futuro energetico sostenibile.

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