Un Consiglio per fare Disciplina e mettere Ordine


Come molti avranno avuto modo di sapere, di recente sono stati approvati i regolamenti dei Consigli di disciplina istituiti con la riforma delle Professioni introdotta dal DPR n. 137 del 7 agosto 2012. Ne ha dato annuncio il vice Presidente del Consiglio Nazionale Geologi Vittorio d’Oriano, in una notizia su Geologi.info.

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I Consigli di disciplina sono un nuovo potentissimo strumento per combattere la più grande piaga che affligge molte categorie professionali, soprattutto quella dei geologi, ovvero la concorrenza sleale. Ad oggi infatti, le commissioni deontologiche istituite già da anni in seno agli stessi Consigli degli Ordini Regionali si sono dimostrate totalmente inefficaci in tal senso.

Il problema è costituito dal fatto che le commissioni degli OORRGG sono da sempre costituite esclusivamente (o quasi) dai Consiglieri, e nel caso di quelle deontologiche è fondamentale i loro componenti possano operare in totale autonomia rispetto ai Consigli, che come sappiamo rivestono funzioni spesso molto delicate riguardo l’accesso reale alla professione degli iscritti (es. designazione di colleghi nelle commissioni presso gli Enti Locali).

Un problema che la totale indipendenza dei neo-istituiti Consigli di disciplina riusciranno quasi certamente a risolvere, vediamo perché.

Indipendenza reale

L’Art. 2 del Regolamento – che trovate qui liberamente scaricabile – stabilisce infatti che i componenti dei Consigli di disciplina siano composti da un numero pari a quello dei consiglieri dei corrispondenti Consigli dei Ordini Regionali, e che le funzioni di presidente vangano svolte dal componente con maggiore anzianità di iscrizione all’albo. Inoltre è prevista la possibilità di creare in seno al Consiglio alcuni Collegi di disciplina, costituiti dagli stessi componenti, che a quanto ho capito potrebbero avere giurisdizione territoriale. Pensiamo ad esempio a tre Collegi in Puglia, uno per la Capitanata, uno per Provincia di Bari e BAT, e un terzo per il Salento con Brindisi, Lecce e Taranto.

L’art. 4 stabilisce che la carica di consigliere dei Consigli di disciplina territoriali è incompatibile con la carica di componente del Consiglio dell’Ordine Regionale, revisore contabile di quest’ultimo o qualunque altro incarico direttivo del corrispondente Ordine Regionale nonché con la carica di consigliere del Consiglio Nazionale.

Chi può aspirare al ruolo di Consigliere

Come recita l’Art. 5, qualunque iscritto all’albo dell’Ordine Regionale che presenti espressamente domanda – corredata da curriculum vitae – può essere potenzialmente nominato consigliere. I requisiti per poter essere candidabili sono:

  • anzianità di iscrizione all’albo di almeno 5 anni;
  • non avere legami di parentela o affinità entro il 4° grado o di coniugio con altro professionista eletto nel rispettivo Consiglio dell’Ordine Regionale;
  • non avere legami societari con altro professionista eletto nel rispettivo Consiglio dell’Ordine Regionale;
  • non aver riportato condanne penali con sentenza passata in giudicato, salvi gli effetti della riabilitazione;
  • non essere o essere stati sottoposti a misure di prevenzione personali disposte dall’autorità giudiziaria;
  • non aver subito sanzioni disciplinari nei 5 anni precedenti.

Possono far parte del Consiglio di disciplina anche membri non iscritti all’albo dei Geologi, presumo per cooptare figure che possano essere d’ausilio in alcune questioni molto delicate dal punto di vista disciplinare. L’indicazione di questi membri è facoltà degli Ordini Regionali, che possono sceglierli tra:

  • iscritti da almeno 5 anni agli elenchi e/o albi delle professioni regolamentate giuridiche e tecniche;
  • esperti in materie giuridiche o tecniche;
  • magistrati ordinari, amministrativi, contabili, anche in pensione.

Chi nomina i consiglieri e chi li designa

C’è da sottolineare che i Consigli di disciplina entreranno in funzione solo dopo il rinnovo dei Consigli degli Ordini Regionali, previsto per l’agosto del 2013. Entro 60 giorni i nuovi Consigli predisporranno un elenco di candidati in numero doppio a quello previsto – pari agli stessi consiglieri dell’Ordine – ovvero un totale di 22 per la Puglia. I candidati verranno scelti tra tutti coloro che avranno fatto domanda allegando curriculum, come precedentemente detto.

Sebbene l’elenco dei possibili consiglieri di disciplina venga deciso in maniera inoppugnabile dal Consiglio dell’Ordine, si spera che i vincoli imposti ai candidati – già elencati prima – possano garantire una totale imparzialità e tranquillità nell’operato dei Consigli di disciplina.

Successivamente, l’elenco viene trasmesso al presidente del Tribunale del circondario in cui ha sede l’Ordine, che provvederà sulla base dell’esame dei curriculum vitae dei candidati alla designazione dei membri effettivi e supplenti.

Come operano i Consigli di disciplina

I Consigli di disciplina nazionale e territoriali operano in piena indipendenza di giudizio e autonomia organizzativa, nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge e regolamentari relative al procedimento disciplinare, e le loro riunioni hanno luogo separatamente da quelle dei Consigli Nazionale e degli Ordini Regionali.

I compiti di segreteria amministrativa e di assistenza all’attività dei Consigli di disciplina nazionale e territoriali sono svolti rispettivamente dal personale dipendente dei Consigli Nazionale e degli Ordini Regionali, e le spese relative al funzionamento dei Consigli, incluse quelle dei procedimenti disciplinari, sono a carico rispettivamente del bilancio annuale dei Consigli Nazionale e degli Ordini Regionali.

Il componente del Consiglio di disciplina che si trovi in una condizione di conflitto di interessi ha l’obbligo di astenersi dalla trattazione del procedimento che determina tale condizione. Costituisce ipotesi di conflitto di interessi per il consigliere aver intrattenuto rapporti lavorativi o collaborato, a qualunque titolo, con il soggetto sottoposto a procedimento disciplinare o con procuratori dello stesso.

I Consigli di disciplina nazionale e territoriali restano in carica per il medesimo periodo del corrispondente Consiglio Nazionale e Consiglio dell’Ordine Regionale ed esercitano le proprie funzioni fino all’insediamento effettivo del nuovo Consiglio di disciplina nazionale e territoriale.

In definitiva, i neonati Consigli di disciplina sembrano essere i migliori alleati che un geologo potrà avere a difesa della propria professione, e a mio avviso potranno seriamente contribuire a risollevare la situazione di totale abbandono nella quale versa oggi la nostra categoria. Con geologi costretti per via della forte crisi – ma soprattutto del malcostume che imperversa da tempo – a farsi reciprocamente una guerra spietata, con lavori sottopagati a detrimento della qualità e serietà professionale.

Il Regolamento dei Consigli di disciplina è scaricabile qui.

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7 thoughts on “Un Consiglio per fare Disciplina e mettere Ordine

  1. Scusatemi se commento un post un po’ datato ma sono un geologo della Campania e non frequento spesso questo blog.
    Vorrei tuttavia intervenire essendo trattate questioni di ordine generale riguardanti la professione.
    In primo luogo la cosiddetta “riforma delle professioni” che sarebbe stata introdotta dal dpr 137, oltre a qualche intervento riguardante i tirocini, non ha fatto altro che introdurre, di fatto, l’istituto dell’APC (aggiornamento professionale continuo) che il nostro CNG aveva già introdotto nel nostro Codice Deontologico con relative (nuove) sanzioni disciplinari per chi non ottemperi a tale obbligo.
    Vi faccio una facile previsione:
    Vedremo numerose sanzioni connesse all’APC, rivolte ai professionisti che non vorranno piegarsi a vedersi accreditare “crediti” per andare a sonnecchiare a qualche “convegno” (l’operazione è già in corso con casi davvero eclatanti).
    Purtroppo continueremo a non vedere punita la concorrenza sleale di tanti (professori universitari e dipendenti pubblici in primis) che il nostro CNG ha pensato bene di esentare (di fatto) da tale obbligo.
    Purtroppo è solo il primo passo.
    Il prossimo, già preannunciato, è il cambiamento di pelle da parte degli Ordini Professionali che vogliono trasformarsi in enti di certificazione della qualità professionale (leggere gli atti di Matera per credere).
    L’introduzione del “bollino APC” è solo l’anteprima, già si discute come dargli valore per la selezione dei professionisti nelle gare pubbliche per l’assegnazione di incarichi.

    Vorrei tanto sbagliarmi ma è quello che abbiamo tutti sotto gli occhi.

    PS. Qualcuno ha notato che nella prima versione del decreto tutto questo non c’era? e poi è comparso, per incanto, più o meno con lo stesso testo che girava da qualche anno tra tutti gli Ordini (non solo quello dei Geologi perchè altrimenti non se ne sarebbe fatto niente – non siamo così potenti ma molto bravi ad accodarci al peggio).

    Un saluto ai colleghi e un complimento per il blog.

    • Caro Antonio, grazie per essere passato da qui e per i complimenti.

      Le tue osservazioni e previsioni sono preoccupanti ma al contempo non credo debbano necessariamente essere viste come negative e deleterie per i geologi, tutt’altro.

      Io credo che l’APC sia una chance per potersi mettere in gioco, confrontarsi, crescere e aggiornarsi, tutte azioni alla base di una preparazione che possa considerarsi al passo con i tempi. Rifiutare a priori l’APC vuol dire rimanere fermi al palo, e alla fine mostrare la corda nei confronti di altri professionisti con i quali ci troviamo quotidianamente ad avere a che fare.

      E questo vale anche per i geologi pubblici dipendenti, che non sono affatto esonerati dall’APC, tranne coloro che sono iscritti all’Elenco Speciale, ma che di contro non possono esercitare la professione.

      In quest’ottica, la prospettiva che gli Ordini possano trasformarsi in enti certificatori della professionalità dei propri iscritti mi sembra un’ottima cosa. Fino ad oggi gli OORR hanno vivacchiato proprio sulla presunta mancanza di responsabilità che essi hanno. Ad esempio interpellati su colleghi che fanno concorrenza sleale, fanno spallucce adducendo come alibi la soppressione delle tariffe minime (cosa non vera, come spieghiamo qui).

      Se davvero si andrà verso questa nuova configurazione degli Ordini Professionali, ogni iscritto avrà doveri di aggiornamento, ma anche diritti riguardo la possibilità di accedere ad eventi gratuiti o comunque a costi accessibili, e soprattutto a un’APC di qualità, fatta sulla base delle reali esigenze dei colleghi.

      Io credo che una prospettiva simile non possa che essere positiva per noi, purché la piantiamo di lamentarci, ci rimbocchiamo le maniche e diventiamo protagonisti del nostro futuro, senza aspettare i cambiamenti ci piovano sulla testa, e continuare a lamentarcene.

      Ricordiamocene in occasione delle prossime elezioni di rinnovo degli OORRGG.

      • Gentile Pietro
        in un semplice commento ad un post spesso non si riesce ad esprimere con completezza il proprio pensiero. Ovviamente il mio non è un “rifiuto a priori” dell’aggiornamento professionale, ma il tentativo di stigmatizzare la deriva burocratica che ha preso la faccenda dell’APC gestita dagli Ordini Professionali (alla fine del post farò alcuni esempi).
        Quella che voleva essere una previsione da parte mia è già una realtà.
        Sono centinaia gli iscritti che in questi giorni sono al vaglio dei Consigli Regionali per l’eventuale comminazione di sanzioni disciplinari legate agli adempimenti APC.
        Parliamo, per essere chiari, di SOSPENSIONE!
        Vorrei chiarire che si tratta di una grave sanzione prevista dall’art. 14 della legge 616/1966 comminata “All’iscritto che si comporti in modo non conforme alla dignità o al decoro professionale”!
        Provate a chiedere quanti procedimenti ci sono in corso per concorrenza sleale (vedo con piacere che tu sottolinei spesso questo aspetto e lo condivido).
        Veniamo agli esempi (pochi, perché non voglio annoiarvi oltre).

        Esempio 1
        Una collega (professionista) che, oltre alla sua normale attività, ha tenuto per 2 anni un corso sui suoli, sulla loro cartografia e sulle metodologie di trattamento informatico dei relativi dati, come docente a contratto presso la facoltà di architettura, per la durata complessiva di 124 ore; in base al “nostro” regolamento può far valere solo 15 crediti per anno (totale 30 crediti). Non può, inoltre, cumulare negli stessi anni altri crediti che gli deriverebbero da diverse pubblicazioni scientifiche (anche internazionali). A saperlo prima era meglio che andava a dormire a qualche ventennale dell’ordine (a proposito: il nostro in Campania valeva addirittura 6 crediti; chi è andato avrà imparato moltissimo).
        Ricordo che la collega suddetta, sempre in base al regolamento, è passibile di SOSPENSIONE!

        Esempio 2
        Chi cerca di stare sul mercato in maniera concorrenziale e professionale cerca di dotarsi di software regolarmente licenziati (anche per poter far valere tale dotazione nei bandi pubblici). A prescindere dagli “obblighi” APC, è suo interesse aggiornarsi sul loro uso (anche perché ha diritto, avendo acquistato il software, anche ai corsi di aggiornamento della software house, che spesso vengono svolti on-line su appuntamento).
        Nella mia attività professionale, rispetto al passato, è cambiato solo che, adesso, dovrei farmi certificare, ad esempio da Autodesk, i corsi di aggiornamento sulle nuove funzionalità GIS di AutocadMap3D, e poi trasmetterli al mio Consiglio Regionale che, se non ricordo male, dovrebbe trasmetterli alla commissione APC nazionale per la verifica e validazione!

        Esempio 3
        Vi è capitato di vedere corsi APC tenuti da chi commercializza software e attrezzature (ad esempio sismiche)? A me si! Questa si chiama informazione commerciale e NON formazione.
        Così come un convegno con i soliti saluti delle autorità e tutto l’armamentario connesso, che non prevede la possibilità di presentare contributi (sottoposti a referee), dovrebbe essere classificato come Informazione e non come Formazione. C’è una bella differenza!

        Concludo scusandomi per la lunghezza del post. Ma volevo esprimere nel modo più chiaro possibile la mia opinione che l’APC gestito dagli Ordini non è un buon mezzo per aiutare i professionisti a non “rimanere al palo” (Pietro scusami la citazione), quanto piuttosto un buon metodo per acquisire ed esercitare un potere enorme su ogni singolo iscritto da parte dei Consigli dell’Ordine. Lo stesso vale per la “certificazione di qualità professionale” gestita dagli Ordini (però questa è un’altra storia e ora penso davvero di aver abusato della vostra ospitalità).

        • Caro Antonio,
          la tua testimonianza, sebbene per conto di altri, è importantissima per capire tutte le conseguenze, anche negative che caratterizza l’attuale sistema APC.

          La situazione che sta vivendo la collega è a dir poco grottesca, e ha tutta la mia solidarietà. Di certo queste sono storture che il sistema APC deve a tutti i costi eliminare, e lo si può fare solo grazie alle segnalazioni come la tua, che vanno comunque affrontate da tutti i Consigli degli OORR.

          Grazie ancora per il tuo contributo, cerchiamo di rimanere in contatto.

  2. Grazie Pietro per la puntuale ed esauriente sintesi che condivido appieno.
    finalmente uno strumento che allarghi la gestione della figura profeslsionale!

    P.S. Sono felice che Modestino, con cui, a più riprese, ho avuto modo di scambiare un comune sentire, posti su questo blog.

  3. Bravo Pietro Blu, la tua determinazione gioverà a tutti; ti ho visto e sentito alla cerimonia dei venti anni. Credo che ai giovani come te, supportati da noi anziani, ma ancora molto validi, che combattiamo da tantissimi anni, sia riservato il compito di ridare lustro ed onore alla nostra preziosa professione ed al nostro insostituibile ruolo di specialisti e di esperti in problemi di compatibilità tra le opere dell’uomo e la natura. Teniamoci collegati e disponibili; auguri Modestino Mancini Foggia N.97 dell’Albo

    • Caro Modestino, grazie davvero per il tuo apprezzamento, il mio impegno è seriamente disinteressato.

      Faccio il mio lavoro di informazione perché serve per chiarire le idee innanzitutto a me stesso. Se poi è utile anche ad altri, non posso che esserne contento.

      Colleghi ben più giovani di me, e molto in gamba stanno già muovendosi per dare il proprio contributo in prima persona. È in loro che bisogna credere innanzitutto, finalmente.

      Sinceri auguri…

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