#SOSPuglia una piattaforma per le emergenze gestita “dal basso”


sospuglia_logoSenza reinventare la ruota, ho pensato di replicare una iniziativa realizzata in Sardegna riguardo le emergenze naturali, sfruttando la nota piattaforma di reporting collaborativo Crowdmap/Ushahidi, e che io stesso ho già utilizzato per realizzare altri due progetti sull’emergenza rifiuti a Napoli (Rifiutiamoci!) e sulla segnalazione di problemi a Bitritto (FixBitritto).

Il miglior modo per avere informazioni sempre aggiornate è quello di raccoglierle direttamente dai cittadini. E #SOSPuglia (http://sospuglia.crowdmap.com) è stato realizzato con l’obiettivo di consentire a chiunque si trovi sullo scenario di eventi naturali critici come allagamenti, frane, mareggiate, incendi di poterlo testimoniare direttamente scattando una foto e mandando un messaggio con tanto di localizzazione…

E se lo facessimo in tanti? E se tutti geotaggassimo le situazioni critiche e ‘qualcosa’ consentisse di visualizzare tutto su una mappa? E se tutte queste segnalazioni potessero diventare una sorta di patrimonio comune, per capire come sta evolvendo una eventuale situazione di emergenza in Puglia – dove e quando ad esempio si verificano allagamenti in occasione di eventi meteo estremi – affinché i soccorritori possano sapere dove e come intervenire? Il progetto #SOSPuglia ha questo scopo.

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La terra trema, che si fa?


Terremoti, alluvioni, nevicate. Si fa presto a dire prevenzione, ma in Italia è davvero alla portata di tutti? A giudicare dalle aspre polemiche che seguono puntualmente gli avvenimenti naturali catastrofici, che sempre più spesso colpiscono l’Italia e gli italiani, sembrerebbe di no.

Ma è davvero così?

Attenzione, bisogna fare i debiti distinguo tra “prevenzione” e “previsione”. A mio avviso la prima è sempre possibile, la seconda dipende invece molto da che cosa intendiamo prevedere. Le condizioni meteo estreme ad esempio – come quelle legate alle nevicate di questi giorni che stanno tenendo sotto scacco mezza Italia – sono ormai prevedibili con grande confidenza, almeno nelle 48 ore, e dunque le azioni di prevenzione possono essere messe in atto se il sistema di protezione civile funziona. Cosa ben diversa è invece un terremoto, o un’eruzione vulcanica.

Non voglio però qui disquisire sui metodi, efficaci o meno, con i quali è possibile prevedere un terremoto. Vorrei invece soffermarmi su quale tipo di prevenzione un comune cittadino può realizzare, e addirittura quali azioni possa mettere in atto per contribuire attivamente al sistema di protezione civile. Perché non mi stancherò mai di ripeterlo: la protezione civile è anche ognuno di noi.

In tal senso, la prevenzione in questo settore è a mio avviso ormai alla portata di tutti, soprattutto grazie alla sempre maggiore accessibilità ad internet da parte dei cittadini. Senza trascurare tutte le iniziative di informazione e conoscenza riguardo il rischio sismico che in particolare la scuola in genere dovrebbe realizzare, ampiamente sostenute ad esempio dal progetto EDURISK, del quale ha parlato un amico in questo articolo.

Le fonti a nostra disposizione

Il soggetto deputato a livello nazionale su ricerca e diffusione di dati e informazioni riguardo il rischio sismico e vulcanico è l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che mette a disposizione svariati canali grazie ai quali rimanere informati su ciò che accade:

  • Un elenco e una mappa dei terremoti rilevati in tempo reale dalla rete sismica nazionale (link).
  • Un canale Twitter dedicato alla diffusione delle info sugli stessi eventi sismici (@INGVterremoti).
  • La possibilità per chi abbia sentito un terremoto di segnalarlo (link).

L’accessibilità da parte di chiunque di questi dati (peraltro pubblici, nel senso che sono pagati da tutti noi) è infatti il presupposto fondamentale per costruire una prevenzione del rischio sismico seria e basata su informazioni rigorose e scientifiche. Accessibilità che purtroppo era stata messa in pericolo un paio di anni fa dallo stesso presidente dell’INGV Enzo Boschi (qui un articolo sulla questione), in polemica con i media, accusati di travisare i dati diffusi dall’Istituto e fare inutile allarmismo.

Naturalmente il problema non sta certo nel fatto che i dati sui terremoti siano accessibili a tutti – anzi un diritto inalienabile – quanto nell’utilizzo che ne viene fatto.

Gli strumenti misurano, non fanno previsioni

…come ha detto giustamente qualcuno, pertanto il vero nodo della questione risiede nella consapevolezza da parte dei media e dei cittadini di cosa significano i dati (in questo caso dell’INGV) e dei possibili utilizzi (e relative conseguenze) che è possibile farne. Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità, cosa quantomai vera per i media mainstream, che entrano nelle case di tutti.

In che modo può quindi un cittadino qualunque usare i dati dell’INGV? Oltre a consultare mappe ed elenchi degli ultimi eventi sismici direttamente su internet, chi possiede uno smartphone Android o un iPhone ha la possibilità di ricevere in tempo reale avvisi direttamente sul telefono, grazie ad apposite app che attingono ai dati ufficiali dell’INGV, eccovi alcuni link: INGVterremoti (iPhone), Terremoto! e Terremoti Italia (Android).

Sono convinto che l’utilizzo sempre maggiore di queste applicazioni, e la navigazione anche solo per curiosità delle mappe dei terremoti INGV, contribuiscano fortemente alla diffusione della consapevolezza sul rischio sismico. La gente infatti, al prossimo terremoto saprà dove andare a cercare informazioni, capirà che un terremoto di uguale magnitudo ha effetti diversi a seconda della profondità dell’ipocentro, o che se si scatena in una zona è meno “risentito” rispetto a un’altra.

Nel futuro c’è il cittadino “sensore”

Una auspicabile sempre maggiore consapevolezza dei fenomeni naturali non può che condurre – almeno me lo aspetto – ad un desiderio altrettanto crescente da parte del cittadino di voler partecipare, dire la propria, contribuire alla stessa conoscenza di ciò che accade. Tutto ciò si chiama “crowdsourcing”,  alla cui base c’è il sano desiderio da parte di ognuno di noi di ricevere gratificazione dagli altri per ciò che si fa. Del resto è il meccanismo che anima il volontariato.

Il sismografo "domestico" di NetQuakesCosa può fare un comune cittadino per contribuire in questo caso alla conoscenza sul rischio sismico, diventando sempre più parte del sistema di protezione civile nazionale? Ad esempio partecipando al citato progetto “Hai sentito il terremoto?”, o magari in un prossimo futuro poter ospitare a casa propria un sismografo, entrando a far parte effettiva della rete sismica nazionale, come già avviene da anni negli USA con il progetto NetQuakes. Volontari si prendono cura di un sismografo, fornito dal Servizio Geologico USA (USGS), garantendone la costante connessione in rete, un pò come facevano una volta gli “osservatori” che custodivano le stazioni di monitoraggio meteo del Servizio Idrografico e Mareografico.

Un’altra occasione nella quale mediante il web e gli smartphone o anche un semplice sms, la gente può contribuire alla causa comune, è quella delle emergenze. Così è stato per il terribile terremoto che nel gennaio 2010 ha colpito Haiti. Grazie a una piattaforma basata su web chiamata Ushahidi gli haitiani, le ONG, i volontari hanno potuto coordinare meglio le attività di soccorso mappando (link) in tempo reale con proprie segnalazioni danni, situazioni di emergenza locali, strutture sanitarie e ogni altro elemento utile. Uno strumento che sarebbe stato di grande aiuto anche dopo il terremoto che ha colpito L’Aquila un anno prima.

Con Crowdmap è possibile mettere su in pochissimo tempo – anche per chi ha poca dimestichezza con gli strumenti web – un sito (chiamato deployment) per segnalare situazioni “a tema” di ogni genere, dall’emergenza rifiuti agli incendiQui e qui potete trovare altre esperienze italiane.

Allora, vi sentite pronti a fare la vostra parte?

 

Dissesto idrogeologico: le parole che non ti ho detto


Qualche giorno fa, in occasione di una visita alle zone alluvionate del Veneto, il presidente Napolitano ha affermato:

“e’ importante fare un bilancio sul giornalismo d’inchiesta”, “e’ molto importante stare sulla realta’. Da quanto tempo non abbiano grandi inchieste?” […] “E’ dal ’66 che in Italia non si fa piu’ una grande inchiesta sul dissesto idrogeologico”

Il presidente si riferisce all’alluvione del 4 novembre 1966, che coinvolse Firenze e portò drammaticamente all’attenzione di tutti il problema del rischio idrogeologico nel nostro Paese. Una grande inchiesta, una che copra il problema su tutto il territorio nazionale magari non è stata ancora fatta, sebbene “La Storia siamo noi”, il bellissimo programma di Rai Educational, ripropone un documentario che ne ripercorre le vicende. Per chi di voi volesse approfondire lo trovate qui.

Per la verità non sono d’accordo sul fatto che il giornalismo italiano non si occupi di dissesto idrogeologico, anzi, lo fa da tempo e con il meglio dei professionisti del settore. E voglio ricordarli qui, a mo di “compendio”.

Report se n’era occupato già nel lontano 2005 con Era tutto previsto di Bernardo Iovene, ed esattamente un anno fa in La via del mattone aveva ripreso il discorso in occasione del disastro a Giampilieri, mettendo in evidenza come i finanziamenti per fronteggiare il dissesto venissero dati con criteri non proprio “oggettivi”. RaiNews24, oltre a dare spesso notizie a riguardo, a giugno scorso ha messo in onda  L’Italia che frana di Flaviano Masella, partendo dai dissesti di Maierato e Montaguto e raccontando di un nuovo sistema di monitoraggio fisico dei corpi di frana, un inclinometro a “basso costo”. In Italia per fortuna il giornalismo d’inchiesta è di grande qualità, e stiamo certi che dei (tanti) grossi problemi che il nostro paese vive, qualcuno se n’è occupato, e continua a farlo.

Legambiente poi da diversi anni realizza il dossier Ecosistema Rischio fondato su una indagine a scala comunale per valutarne l’esposizione al rischio idrogeologico, sebbene basata esclusivamente sulla valutazione delle attività messe in opera dalle amministrazioni locali per la prevenzione e la mitigazione del rischio.

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Hai sentito il terremoto?


L’attività sismica della giornata di ieri nel distretto sismico “Tavoliere delle Puglie” ha fatto tremare la terra e gli animi della gente, a Foggia e dintorni.

Si è tratto di tre eventi distinti:

  • il primo, il più intenso, alle ore 14:20 ora locale di magnitude 4.4 epicentro Lat N 41.49, Lon E 015.63 e profondità 30.1 km;
  • un secondo alle ore 14:33 di magnitude 2.0 epicentro Lat N 41.5, Lon E 015.63 e profondità 30.2 km;
  • l’ultimo ieri sera alle ore 21:21 di magnitude(Ml) 3.3 epicentro Lat N 41.491, Lon E 015.637 e profondità 26.6 km.

Qui sotto trovate una mappa con i tre eventi, che ho creato a partire dal feed RSS degli eventi sismici registrati dalla rete sismica nazionale gestita dall’INGV. Il feed è stato opportunamente “filtrato” geograficamente per mostrare solamente gli eventi che avvengono nell’ambito della regione Puglia. Si tratta di’ una mappa che viene aggiornata in tempo reale e può essere dunque consultata nel tempo. A questo indirizzo trovate la versione che ho realizzato con Yahoo Pipes.

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Le navi dei veleni, scopriamo dove sono con in.fondo.al.mar


Citando il sito web stesso, dedicato al progetto…

in.fondo.al.mar è un’inchiesta giornalistica che si avvale degli strumenti del Web per costruire una memoria condivisa sullo scandalo delle “navi dei veleni” e dare vita ad un’indagine partecipata sugli affondamenti di rifiuti tossici e radioattivi nel Mar Mediterraneo.

Il progetto pubblica in esclusiva i risultati di un’indagine condotta presso l’archivio dei Lloyd’s di Londra (Lloyd’s Register of Shipping) e li incrocia con informazioni ricavate da ritagli di giornale, dossier di organizzazioni ecologiste e siti specializzati, per costruire un dataset aperto, liberamente scaricabile e riutilizzabile dagli utenti per altri progetti.

Mappe, cronologie ed altre forme di info-visualizzazione forniscono strumenti interattivi per interpretare questa mole di dati ed individuare analogie nei luoghi e nelle modalità d’affondamento, nei carichi dichiarati e nei porti di partenza ed arrivo, e forniscono la base per effettuare ulteriori ricerche sulla vicenda.

La mappa di in.fondo.al.mar

Il progetto è stato premiato al Digital heretics 2010, un festival di giornalismo online.

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Casca la terra…

Casca la terra…


Qualcuno l’ha già scritto: l’abusivismo in Italia non esiste.

Per due semplici, ovvi, quanto assurdi motivi:

  1. le DIA, i PdC, le lottizzazioni edilizie e gli altri strumenti di pianificazione e trasformazione del territorio vengono rilasciati e messi a punto dai Comuni, che “dovrebbero” assicurarsi non entrino in contrasto con i vincoli;
  2. “può capitare” poi che gli interventi vengano realizzati in difformità dai suddetti strumenti, ma ecco pronta la soluzione all’italiana: prima o poi verranno sanati da uno dei periodici condoni che i nostri governi tirano fuori a Natale o a Ferragosto.

E l’abusivismo, come per incanto, sparisce. Quei “pochi” ecomostri rimasti fuori da simili grazie, invece, per la stra(molto)grande maggioranza rimangono stoicamente in piedi. E chi si azzarda e riesce pure a buttarli giù, come si dice dalle nostre parti “ha pure il resto”.

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