Un Consiglio per fare Disciplina e mettere Ordine


Come molti avranno avuto modo di sapere, di recente sono stati approvati i regolamenti dei Consigli di disciplina istituiti con la riforma delle Professioni introdotta dal DPR n. 137 del 7 agosto 2012. Ne ha dato annuncio il vice Presidente del Consiglio Nazionale Geologi Vittorio d’Oriano, in una notizia su Geologi.info.

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I Consigli di disciplina sono un nuovo potentissimo strumento per combattere la più grande piaga che affligge molte categorie professionali, soprattutto quella dei geologi, ovvero la concorrenza sleale. Ad oggi infatti, le commissioni deontologiche istituite già da anni in seno agli stessi Consigli degli Ordini Regionali si sono dimostrate totalmente inefficaci in tal senso.

Il problema è costituito dal fatto che le commissioni degli OORRGG sono da sempre costituite esclusivamente (o quasi) dai Consiglieri, e nel caso di quelle deontologiche è fondamentale i loro componenti possano operare in totale autonomia rispetto ai Consigli, che come sappiamo rivestono funzioni spesso molto delicate riguardo l’accesso reale alla professione degli iscritti (es. designazione di colleghi nelle commissioni presso gli Enti Locali).

Un problema che la totale indipendenza dei neo-istituiti Consigli di disciplina riusciranno quasi certamente a risolvere, vediamo perché.

Indipendenza reale

L’Art. 2 del Regolamento – che trovate qui liberamente scaricabile – stabilisce infatti che i componenti dei Consigli di disciplina siano composti da un numero pari a quello dei consiglieri dei corrispondenti Consigli dei Ordini Regionali, e che le funzioni di presidente vangano svolte dal componente con maggiore anzianità di iscrizione all’albo. Inoltre è prevista la possibilità di creare in seno al Consiglio alcuni Collegi di disciplina, costituiti dagli stessi componenti, che a quanto ho capito potrebbero avere giurisdizione territoriale. Pensiamo ad esempio a tre Collegi in Puglia, uno per la Capitanata, uno per Provincia di Bari e BAT, e un terzo per il Salento con Brindisi, Lecce e Taranto.

L’art. 4 stabilisce che la carica di consigliere dei Consigli di disciplina territoriali è incompatibile con la carica di componente del Consiglio dell’Ordine Regionale, revisore contabile di quest’ultimo o qualunque altro incarico direttivo del corrispondente Ordine Regionale nonché con la carica di consigliere del Consiglio Nazionale.

Chi può aspirare al ruolo di Consigliere

Come recita l’Art. 5, qualunque iscritto all’albo dell’Ordine Regionale che presenti espressamente domanda – corredata da curriculum vitae – può essere potenzialmente nominato consigliere. I requisiti per poter essere candidabili sono:

  • anzianità di iscrizione all’albo di almeno 5 anni;
  • non avere legami di parentela o affinità entro il 4° grado o di coniugio con altro professionista eletto nel rispettivo Consiglio dell’Ordine Regionale;
  • non avere legami societari con altro professionista eletto nel rispettivo Consiglio dell’Ordine Regionale;
  • non aver riportato condanne penali con sentenza passata in giudicato, salvi gli effetti della riabilitazione;
  • non essere o essere stati sottoposti a misure di prevenzione personali disposte dall’autorità giudiziaria;
  • non aver subito sanzioni disciplinari nei 5 anni precedenti.

Possono far parte del Consiglio di disciplina anche membri non iscritti all’albo dei Geologi, presumo per cooptare figure che possano essere d’ausilio in alcune questioni molto delicate dal punto di vista disciplinare. L’indicazione di questi membri è facoltà degli Ordini Regionali, che possono sceglierli tra:

  • iscritti da almeno 5 anni agli elenchi e/o albi delle professioni regolamentate giuridiche e tecniche;
  • esperti in materie giuridiche o tecniche;
  • magistrati ordinari, amministrativi, contabili, anche in pensione.

Chi nomina i consiglieri e chi li designa

C’è da sottolineare che i Consigli di disciplina entreranno in funzione solo dopo il rinnovo dei Consigli degli Ordini Regionali, previsto per l’agosto del 2013. Entro 60 giorni i nuovi Consigli predisporranno un elenco di candidati in numero doppio a quello previsto – pari agli stessi consiglieri dell’Ordine – ovvero un totale di 22 per la Puglia. I candidati verranno scelti tra tutti coloro che avranno fatto domanda allegando curriculum, come precedentemente detto.

Sebbene l’elenco dei possibili consiglieri di disciplina venga deciso in maniera inoppugnabile dal Consiglio dell’Ordine, si spera che i vincoli imposti ai candidati – già elencati prima – possano garantire una totale imparzialità e tranquillità nell’operato dei Consigli di disciplina.

Successivamente, l’elenco viene trasmesso al presidente del Tribunale del circondario in cui ha sede l’Ordine, che provvederà sulla base dell’esame dei curriculum vitae dei candidati alla designazione dei membri effettivi e supplenti.

Come operano i Consigli di disciplina

I Consigli di disciplina nazionale e territoriali operano in piena indipendenza di giudizio e autonomia organizzativa, nel rispetto delle vigenti disposizioni di legge e regolamentari relative al procedimento disciplinare, e le loro riunioni hanno luogo separatamente da quelle dei Consigli Nazionale e degli Ordini Regionali.

I compiti di segreteria amministrativa e di assistenza all’attività dei Consigli di disciplina nazionale e territoriali sono svolti rispettivamente dal personale dipendente dei Consigli Nazionale e degli Ordini Regionali, e le spese relative al funzionamento dei Consigli, incluse quelle dei procedimenti disciplinari, sono a carico rispettivamente del bilancio annuale dei Consigli Nazionale e degli Ordini Regionali.

Il componente del Consiglio di disciplina che si trovi in una condizione di conflitto di interessi ha l’obbligo di astenersi dalla trattazione del procedimento che determina tale condizione. Costituisce ipotesi di conflitto di interessi per il consigliere aver intrattenuto rapporti lavorativi o collaborato, a qualunque titolo, con il soggetto sottoposto a procedimento disciplinare o con procuratori dello stesso.

I Consigli di disciplina nazionale e territoriali restano in carica per il medesimo periodo del corrispondente Consiglio Nazionale e Consiglio dell’Ordine Regionale ed esercitano le proprie funzioni fino all’insediamento effettivo del nuovo Consiglio di disciplina nazionale e territoriale.

In definitiva, i neonati Consigli di disciplina sembrano essere i migliori alleati che un geologo potrà avere a difesa della propria professione, e a mio avviso potranno seriamente contribuire a risollevare la situazione di totale abbandono nella quale versa oggi la nostra categoria. Con geologi costretti per via della forte crisi – ma soprattutto del malcostume che imperversa da tempo – a farsi reciprocamente una guerra spietata, con lavori sottopagati a detrimento della qualità e serietà professionale.

Il Regolamento dei Consigli di disciplina è scaricabile qui.

Verso un Repertorio Regionale dei Dati Cartografici in Puglia? Intanto c’è l’RNDT…


Alcuni sanno che sono anche uno degli autori del blog TANTO, che si occupa di tutto quanto orbita nel settore della geografia e della geomatica.

Come avvenne a febbraio 2010 con l’iniziativa L’unità di tutte le scienze è trovata nella geografia abbiamo in questi giorni proposto ad altri blogger e magazine italiani che danno il loro contributo all’informazione di settore – e che potete leggere in maniera “centralizzata” sul canale Planet GIS Italia – di partecipare a una iniziativa coordinata di sensibilizzazione sul Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali (RNDT).

Naturalmente AlterGeo aderisce, e da oggi troverete nella colonna qui a destra il logo del RNDT con il link al sito del repertorio stesso. Ma non voglio certo fermarmi qui.

Tempo fa scrissi un articolo con il quale lanciavo una pagina – che trovate sempre in questo blog – che vuole essere una sorta di compendio dei dati cartografici digitali disponibili in Puglia, in costante aggiornamento, e nella quale poter trovare una breve descrizione dei numerosi dataset cartografici gestiti dalla Regione Puglia. Si, insomma, un catalogo di metadati molto alla buona.

Come scrivevo, il SIT della Regione Puglia ha messo in piedi un proprio Repertorio Regionale dei Dati Territoriali (RRDT) che purtroppo non è accessibile al pubblico, ma solo agli utenti riconosciuti dallo stesso RNDT, ovvero gli enti pubblici. Un limite piuttosto grosso per il comune cittadino o il professionista che ha necessità di reperire dati disponibili sul territorio regionale. Ad oggi dunque non sappiamo quali dati siano repertoriati nel RRDT pugliese, sebbene il SIT Puglia metta a disposizione molteplici modalità di consultazione e fruizione di una gran quantità di dati cartografici.

Tra l’altro, se provate a fare una ricerca sullo stesso RNDT non troviamo catalogati dati gestiti dalla Regione Puglia né da altri enti pubblici pugliesi.

Concludendo, visto che il Repertorio Nazionale e quello Regionale esistono e sono operativi, ci auspichiamo che gli enti pubblici pugliesi facciano la loro parte, popolando entrambi i cataloghi ovviamente in maniera bottom-up, ovvero dal livello di granularità geografico più piccolo (i Comuni) a quello più grande (la Regione), passando per l’Autorità di Bacino della Puglia, i Parchi Nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia e tutti gli altri soggetti che detengono dati cartografici potenzialmente catalogabili dai due repertori.

Il RNDT esiste, facciamone (buon) uso.

Come dicevo all’inizio, questa iniziativa è stata proposta da Sergio Farruggia di TANTO al mondo dell’informazione e dei blogger che si occupano di geomatica, oltre AlterGeo hanno aderito anche:

Per chi volesse avere un’idea dello stato di attuazione dell’RNDT e del ruolo delle pubbliche amministrazioni, vi rimando all’utile articolo di Gabriele Ciasullo di DigitPA, comparso sulla rivista GeoMedia.

20 anni da Geologi in Puglia, ma come siamo messi oggi?


Ricchi premi e cotillon, anche se mancava la musica. Così è riassumibile la mattinata dell’evento congressuale “Il geologo professionista, 20 anni di Ordine Regionale” tenutosi venerdì 12 ottobre presso la sala convegni della Confindustria Bari-BAT, con il quale il Consiglio del nostro Ordine Regionale ha festeggiato i vent’anni dalla sua nascita.

La prima parte della giornata è stata in effetti molto patinata, con una retorica introduzione del Presidente dell’ORG, Alessandro Reina, durante la quale ha opportunamente richiamato valori quali la correttezza deontologica, trasparenza, partecipazione che dovrebbero ispirare gli iscritti all’Ordine. Il moderatore Domenico Castellaneta – giornalista de La Repubblica – ha poi di volta in volta invitato a salire sul palco i relatori Lorenzo Nicastro, Ass. Regionale all’Ambiente,  Fabiano Amati, Ass. Regionale Opere pubbliche e Protezione Civile, Antonio Di Santo, Segretario Generale AdB Puglia, Paolo Spinelli, Preside della facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell’Università di Bari, Giovanni Calcagnì, Consigliere Nazionale dei Geologi, Loredana Capone, Ass. Regionale Sviluppo Economico.

Per la verità, ci saremmo aspettati un intervento diverso da parte dell’attuale Presidente e del suo predecessore. Dopo ben 20 anni dalla nascita dell’Ordine Regionale, sarebbe stato opportuno illustrare brevemente l’evoluzione della nostra figura professionale nel panorama legislativo regionale e nazionale, come pure riflettere su nuovi sviluppi e prospettive, piuttosto che una mera elencazione delle loro “gesta”.

La storia dell’ORG Puglia riassunta in una copertina di Geologi e Territorio

La mattinata si è poi conclusa con l’unica relazione ad invito, tenuta dal Prof. Giuseppe Baldassarre del Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari, dal tema “La cartografia geologico tecnica come elaborato propedeutico per gli studi di microzonazione sismica”.

Purtroppo, non molto significativa è stata la partecipazione dei nostri colleghi, stimati in circa 150 presenze a fronte di circa 550 iscritti all’Ordine, sebbene si trattasse di un evento che in qualche modo avrebbe dovuto richiamare lo spirito di appartenenza alla categoria dei geologi pugliesi. Una chiara dimostrazione del fatto che il rapporto con i “familiari” va coltivato quotidianamente e non solo in occasione delle “feste comandate”.

Subito dopo la pausa pranzo, il Congresso è ripreso con una sessione dedicata ai cotillon, ovvero un riconoscimento da parte dell’ORG ai suoi iscritti più anziani – beninteso solo in termini professionali – che vantano una iscrizione appunto di 20 anni all’Ordine Regionale. Circa una quarantina tra colleghe e colleghi, chiamati uno per uno, sono stati insigniti di un medaglione commemorativo in alluminio da parte del Presidente e di alcuni Consiglieri.

Finalmente siamo giunti al momento più importante, ovvero l’Assemblea generale degli iscritti. C’è da dire che i colleghi rimasti sono stati ancor meno dei circa 150 iniziali, buona parte dei quali una volta firmato per i crediti APC hanno pensato di andar via prima, disinteressandosi totalmente dell’opportunità per partecipare attivamente.

Ci si aspettava che il Consiglio inizialmente relazionasse agli iscritti circa le attività che ha condotto finora e quelle previste nel futuro. Ricordiamo che tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 il consiglio del nostro Ordine ha cambiato ben 6 consiglieri su 11, compreso il Presidente, e dunque sembrava utile e opportuno che presentasse un consuntivo della sua attività svolta in questi due anni.

Evidentemente non c’era nulla da raccontare circa il pregresso, perché il Presidente nei soli 10 minuti della sua relazione introduttiva ha direttamente parlato del “futuro”, annunciando che le quote di iscrizione per il 2013 rimarranno invariate, nonostante pare le entrate dell’Ordine siano previste in ribasso. E’ stata poi la volta del consulente legale dell’ORG, avv. Marco Lancieri, che ha parlato dell’attività che ha curato per conto dell’Ordine, ovvero valutare le segnalazioni pervenute dagli iscritti riguardo presunte violazioni riguardo l’esercizio della professione di geologo.

Si è poi passati a una delle questioni più problematiche che vedono coinvolti gli iscritti, ovvero l’Aggiornamento Professionale Continuo. Il Consigliere Selleri – coordinatore della commissione che si occupa di APC – ci ha aggiornati con alcune cifre, riguardanti il corrente triennio 2011-2013. Molto brevemente, per il concluso triennio sperimentale 2008-2010 circa 460 iscritti hanno raggiunto i 50 crediti necessari. Mentre dal gennaio 2011 al giugno 2012 sono stati accreditati eventi formativi per circa 106 crediti gratuiti contro 387 crediti a pagamento per complessivi €3.243 e un costo per credito di €7,90 (anche se matematicamente non ci troviamo).

Da tempo seguo la questione APC su questo blog, e in occasione del Congresso mi sono preso la briga di fare gli stessi conti basandomi sulle informazioni disponibili sul sito dell’ORG (http://www.geologipuglia.it/apc/corsi) entrando un po’ più nel dettaglio. I risultati sono rappresentati in tabella e nel grafico a torta.

Organizzatore N. eventi Costo credito Crediti Perc. sul tot. crediti Costo corsi
ORG Puglia (a pagamento)

5

€ 12,54

63

13%

€ 790

ORG Puglia (gratuiti)

3

13

3%

Altri (a pagamento)

23

€ 12,82

297

64%

€ 3.807

Altri (gratuiti)

18

93

20%

Totali

49

466

€ 4.597

Ricordiamo che nel 2011 l’ORG pugliese deliberò un aumento delle quote di iscrizione di ben 50 euro, motivandolo come un “investimento” con la necessità di cambiare sede, più costosa, ma dotata di una sala per ospitare eventi in totale autonomia, e soprattutto gratuiti. Ciò che balza agli occhi è che a quasi 2 anni da allora gli eventi gratuiti organizzati direttamente dall’ORG Puglia sono appena 3 per un totale di 13 crediti, ovvero il 3% sul totale. Di contro ben 63 (13%) sono i crediti a pagamento con costo medio di 12,54 euro offerti sempre dall’ORG. Infine da parte di soggetti terzi abbiamo avuto un’offerta di 93 crediti (20%) gratuiti e 297 crediti (64%) a pagamento per un costo medio per credito di 12,82 euro.

Numerosi sono stati poi gli interventi da parte dei geologi presenti, che hanno lamentato una scarsa attività da parte dell’ORG pugliese nel proporre eventi gratuiti e soprattutto farsi promotore per organizzarne anche a pagamento ma in maniera distribuita sul territorio regionale. Alcuni colleghi nel foggiano hanno anche dato in passato la loro disponibilità all’ORG per collaborare all’organizzazione di eventi in loco, ma pare non se ne sia fatto nulla. L’APC è già un notevole costo in questo periodo così difficile, il Consiglio dell’ORG dovrebbe fare ogni sforzo per agevolare il più possibile i propri iscritti, garantendo un congruo numero di crediti gratuiti e mantenendo il più possibile bassi i costi degli eventi a pagamento.

Altre questioni proposte dagli iscritti e discusse riguardano l’assicurazione professionale obbligatoria e l’EPAP, che meriterebbero anch’esse un maggiore approfondimento e una migliore informazione a cura sempre dell’Ordine.

L’assemblea si chiude con una parentesi sulla Protezione Civile. In mattinata il Presidente dell’ORG e l’Assessore al ramo Amati hanno firmato con grande enfasi una dichiarazione d’intenti – impropriamente definito “protocollo d’intesa” – che getta le basi per una futura collaborazione tra i due soggetti. Sono stati chiesti dettagli riguardo gli ambiti nei quali questa potrà avvenire e il Presidente ha affermato che si tratta sostanzialmente di quanto già previsto dal protocollo d’intesa stipulato tra Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e Consiglio Nazionale dei Geologi (link).

In mattinata, la firma dell’accordo avrebbe potuto anche essere l’occasione per presentare ufficialmente la nuova Commissione di Protezione Civile dell’ORG, per la quale lo stesso Ordine aveva chiesto la disponibilità a farne parte a tutti gli iscritti con una email del 25 giugno scorso. Ma così non è stato, pertanto è stato espressamente chiesto se il Consiglio avesse terminato le procedure di selezione dei componenti. Il Presidente ha affermato che questi sono stati in effetti individuati, e che “necessariamente” tre di essi dovevano essere Consiglieri. Ricordiamo che la circolare del CNG (link) specificava invece che i componenti dovevano essere scelti tra gli iscritti e che almeno uno, con funzioni di coordinatore, doveva essere Consigliere, non dunque “necessariamente tre”. In definitiva, la suddetta Commissione è costituita da:

  • Alessandro Reina, Presidente ORG;
  • Mauro Palombella, vice presidente ORG;
  • Nicola Venisti, tesoriere ORG;
  • Giorgio De Giorgio, iscritto ORG dal 02/12/2008;
  • Claudia De Bari, iscritta ORG dal 30/06/2011.

C’è da sottolineare che la richiesta di disponibilità da parte dell’ORG specificava che i nominativi sarebbero stati scelti tenendo conto delle seguenti priorità:

  • Regolarità quota di iscrizione.
  • Esperienza almeno triennale maturata nell’ambito della libera professione o in qualità di pubblico dipendente.
  • Regolarità adempimenti APC biennio 2008/2010.
  • Comprovata esperienza nel campo della Protezione Civile.

Massimo rispetto ai due giovani colleghi, ma anche in questo caso risulta evidente un certo dirigismo di questo Consiglio, alla faccia dell’apertura nei confronti di tutti gli iscritti.

Per concludere, è apparso evidente che con questo Congresso il Consiglio dell’ORG abbia perso una grande occasione, quella di far sentire i geologi pugliesi uniti nella propria categoria professionale, e rilanciarne l’entusiasmo con un progetto concreto, che andasse ben oltre la pur conviviale ma estemporanea giornata commemorativa di questi primi 20 anni di vita dell’Ordine.

La terra trema, che si fa?


Terremoti, alluvioni, nevicate. Si fa presto a dire prevenzione, ma in Italia è davvero alla portata di tutti? A giudicare dalle aspre polemiche che seguono puntualmente gli avvenimenti naturali catastrofici, che sempre più spesso colpiscono l’Italia e gli italiani, sembrerebbe di no.

Ma è davvero così?

Attenzione, bisogna fare i debiti distinguo tra “prevenzione” e “previsione”. A mio avviso la prima è sempre possibile, la seconda dipende invece molto da che cosa intendiamo prevedere. Le condizioni meteo estreme ad esempio – come quelle legate alle nevicate di questi giorni che stanno tenendo sotto scacco mezza Italia – sono ormai prevedibili con grande confidenza, almeno nelle 48 ore, e dunque le azioni di prevenzione possono essere messe in atto se il sistema di protezione civile funziona. Cosa ben diversa è invece un terremoto, o un’eruzione vulcanica.

Non voglio però qui disquisire sui metodi, efficaci o meno, con i quali è possibile prevedere un terremoto. Vorrei invece soffermarmi su quale tipo di prevenzione un comune cittadino può realizzare, e addirittura quali azioni possa mettere in atto per contribuire attivamente al sistema di protezione civile. Perché non mi stancherò mai di ripeterlo: la protezione civile è anche ognuno di noi.

In tal senso, la prevenzione in questo settore è a mio avviso ormai alla portata di tutti, soprattutto grazie alla sempre maggiore accessibilità ad internet da parte dei cittadini. Senza trascurare tutte le iniziative di informazione e conoscenza riguardo il rischio sismico che in particolare la scuola in genere dovrebbe realizzare, ampiamente sostenute ad esempio dal progetto EDURISK, del quale ha parlato un amico in questo articolo.

Le fonti a nostra disposizione

Il soggetto deputato a livello nazionale su ricerca e diffusione di dati e informazioni riguardo il rischio sismico e vulcanico è l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che mette a disposizione svariati canali grazie ai quali rimanere informati su ciò che accade:

  • Un elenco e una mappa dei terremoti rilevati in tempo reale dalla rete sismica nazionale (link).
  • Un canale Twitter dedicato alla diffusione delle info sugli stessi eventi sismici (@INGVterremoti).
  • La possibilità per chi abbia sentito un terremoto di segnalarlo (link).

L’accessibilità da parte di chiunque di questi dati (peraltro pubblici, nel senso che sono pagati da tutti noi) è infatti il presupposto fondamentale per costruire una prevenzione del rischio sismico seria e basata su informazioni rigorose e scientifiche. Accessibilità che purtroppo era stata messa in pericolo un paio di anni fa dallo stesso presidente dell’INGV Enzo Boschi (qui un articolo sulla questione), in polemica con i media, accusati di travisare i dati diffusi dall’Istituto e fare inutile allarmismo.

Naturalmente il problema non sta certo nel fatto che i dati sui terremoti siano accessibili a tutti – anzi un diritto inalienabile – quanto nell’utilizzo che ne viene fatto.

Gli strumenti misurano, non fanno previsioni

…come ha detto giustamente qualcuno, pertanto il vero nodo della questione risiede nella consapevolezza da parte dei media e dei cittadini di cosa significano i dati (in questo caso dell’INGV) e dei possibili utilizzi (e relative conseguenze) che è possibile farne. Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità, cosa quantomai vera per i media mainstream, che entrano nelle case di tutti.

In che modo può quindi un cittadino qualunque usare i dati dell’INGV? Oltre a consultare mappe ed elenchi degli ultimi eventi sismici direttamente su internet, chi possiede uno smartphone Android o un iPhone ha la possibilità di ricevere in tempo reale avvisi direttamente sul telefono, grazie ad apposite app che attingono ai dati ufficiali dell’INGV, eccovi alcuni link: INGVterremoti (iPhone), Terremoto! e Terremoti Italia (Android).

Sono convinto che l’utilizzo sempre maggiore di queste applicazioni, e la navigazione anche solo per curiosità delle mappe dei terremoti INGV, contribuiscano fortemente alla diffusione della consapevolezza sul rischio sismico. La gente infatti, al prossimo terremoto saprà dove andare a cercare informazioni, capirà che un terremoto di uguale magnitudo ha effetti diversi a seconda della profondità dell’ipocentro, o che se si scatena in una zona è meno “risentito” rispetto a un’altra.

Nel futuro c’è il cittadino “sensore”

Una auspicabile sempre maggiore consapevolezza dei fenomeni naturali non può che condurre – almeno me lo aspetto – ad un desiderio altrettanto crescente da parte del cittadino di voler partecipare, dire la propria, contribuire alla stessa conoscenza di ciò che accade. Tutto ciò si chiama “crowdsourcing”,  alla cui base c’è il sano desiderio da parte di ognuno di noi di ricevere gratificazione dagli altri per ciò che si fa. Del resto è il meccanismo che anima il volontariato.

Il sismografo "domestico" di NetQuakesCosa può fare un comune cittadino per contribuire in questo caso alla conoscenza sul rischio sismico, diventando sempre più parte del sistema di protezione civile nazionale? Ad esempio partecipando al citato progetto “Hai sentito il terremoto?”, o magari in un prossimo futuro poter ospitare a casa propria un sismografo, entrando a far parte effettiva della rete sismica nazionale, come già avviene da anni negli USA con il progetto NetQuakes. Volontari si prendono cura di un sismografo, fornito dal Servizio Geologico USA (USGS), garantendone la costante connessione in rete, un pò come facevano una volta gli “osservatori” che custodivano le stazioni di monitoraggio meteo del Servizio Idrografico e Mareografico.

Un’altra occasione nella quale mediante il web e gli smartphone o anche un semplice sms, la gente può contribuire alla causa comune, è quella delle emergenze. Così è stato per il terribile terremoto che nel gennaio 2010 ha colpito Haiti. Grazie a una piattaforma basata su web chiamata Ushahidi gli haitiani, le ONG, i volontari hanno potuto coordinare meglio le attività di soccorso mappando (link) in tempo reale con proprie segnalazioni danni, situazioni di emergenza locali, strutture sanitarie e ogni altro elemento utile. Uno strumento che sarebbe stato di grande aiuto anche dopo il terremoto che ha colpito L’Aquila un anno prima.

Con Crowdmap è possibile mettere su in pochissimo tempo – anche per chi ha poca dimestichezza con gli strumenti web – un sito (chiamato deployment) per segnalare situazioni “a tema” di ogni genere, dall’emergenza rifiuti agli incendiQui e qui potete trovare altre esperienze italiane.

Allora, vi sentite pronti a fare la vostra parte?

 

Geologi di tutta la Puglia, unitevi!


Non vi sembri questa una chiamata alle armi, perché non lo è… piuttosto si tratta di una esortazione, una chiamata alle “arti”… geologiche.

Mi sono reso conto che lo spazio di questo blog dedicato ai problemi della nostra professione è diventato in qualche modo asfittico. Molti giudicano il confronto che ormai va avanti da mesi su quella pagina, quasi una questione personale. Non è così, almeno per quanto mi riguarda. Ma io non voglio convincere nessuno, ed è per questo che ho avuto l’idea di creare AlterGeo forum, uno spazio di discussione ampio e strutturato, ma soprattutto libero, nel quale è possibile chiedere consigli ad altri colleghi, approfondire argomenti di interesse geologico e non…

E’ bene chiarire che AlterGeo forum è una iniziativa assolutamente autonoma e indipendente, non è pertanto direttamente o indirettamente in rapporto con l’Ordine Regionale dei Geologi, col quale si pone comunque di collaborare in maniera propositiva, né tanto meno altre entità o associazioni.

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Un compendio dei dati cartografici in Puglia


Certamente sarà capitato anche a voi avere la necessità di dover recuperare dati cartografici digitali disponibili sul territorio regionale. E’ una esigenza andata crescendo in maniera quasi esponenziale, in parallelo con il sempre più diffuso utilizzo dei Sistemi Informativi Territoriali (GIS) da parte di molti professionisti.

Fino a non molti anni fa, la disponibilità di dati cartografici digitali era appannaggio di pochi “eletti”, che avevano la possibilità di accedere agli archivi degli enti pubblici che detenevano a vario titolo dati tematici e di base come ortofoto, dati catastali, cartografia tecnica e topografica. Erano visti come degli “early adopter” (e molti di loro se ne beavano) di strumenti come i GIS, che in realtà esistevano già da decenni, ma che per la maggior parte dei professionisti del territorio (italiani) erano complicati software le cui funzionalità erano quasi incomprensibili.

Il fatto è che un GIS senza dati è come un’auto senza carburante. E se un’auto non riesci a metterla in moto, molto difficilmente comprendi come funziona e come utilizzarla per i tuoi scopi.

Per tale apparentemente banale motivo, non credo di esagerare nell’affermare che questi “eletti” e presunti “early adopter”, che ingordamente facevano incetta di dati a destra e a manca, e stupidamente li tenevano gelosamente custoditi nei loro hard disk portatili, hanno non poco ostacolato proprio una maggiore e più precoce diffusione dell’utilizzo dei GIS.

Lavorando con i GIS dal lontano 1994, io stesso ero tra questi “collezionisti” di dati con hard disk al seguito (inizialmente addirittura con astucci ricolmi di CD prima e DVD dopo), ma sin dall’inizio ero convinto che tenerli nascosti era un delitto. E questo sia perché spesso si trattava di dati realizzati con soldi pubblici, e dunque appartenenti di diritto ai contribuenti, sia perché sono sempre stato convinto che un bravo professionista non si misura da quanti terabyte di dati ha nel proprio hard disk, ma da come li utilizza.

Ma a tutto questo dobbiamo aggiungere l’ancora più bieco e deleterio atteggiamento di molti funzionari e dirigenti di enti pubblici detentori di quegli stessi dati, che hanno per molto tempo tenuto (e continuano tutt’ora) i dati “chiusi nel cassetto”, usandoli come strumento di potere.

Ma le cose stanno rapidamente cambiando, e molte amministrazioni pubbliche hanno capito che i dati nei loro cassetti vanno resi disponibili ai legittimi proprietari: i cittadini.

E nella nostra Regione cos’abbiamo?

La principale fonte di dati rimane la Regione Puglia, che già nel 1982 istituiva l’Ufficio Informatico e Servizio Cartografico, soppresso nel 2006 e il cui personale e funzioni sono confluiti nel Servizio Assetto del Territorio. La realizzazione e gestione del Sistema Informativo Territoriale regionale (SIT Puglia) è stato comunque demandato completamente a Innova Puglia SpA. E’ pertanto presso questo soggetto che è possibile reperire la gran parte dei dati di interesse regionale, tra i quali già dal 2009 molti dati di base.

Come alcuni di voi sapranno, dal 2010 lo Stato italiano ha recepito la Direttiva INSPIRE che istituisce una infrastruttura europea di dati territoriali, per maggiori approfondimenti a riguardo vi invito a leggere un mio articolo sul blog di Planetek. Tra le altre cose, ogni Stato membro dovrebbe istituire un Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali (RNDT) che raccolga le metainformazioni, una sorta di carta di identità degli stessi dati. Quello italiano non è ancora accessibile al pubblico. Anche le Regioni dovrebbero a rigor di logica dotarsi di un catalogo del genere, nel quale si possano condurre operazioni di ricerca sia di tipo spaziale che basate su parole chiave per poter capire quali dati vi siano a disposizione. La Regione Puglia non è da meno, ma purtroppo il suo Reperto Regionale dei Dati Territoriali (RRDT) non è fruibile da cittadini, ma solo da utenti che siano riconosciuti da DigitPA.

Nonostante il SIT Puglia sia di fatto il punto di riferimento ufficiale riguardo i dati territoriali, alcuni Uffici e Servizi della Regione Puglia gestiscono in totale autonomia alcuni archivi di dati cartografici digitali, che pertanto non possono essere consultati sul SIT Puglia. Tra questi abbiamo l’Ufficio Parchi e Tutela della biodiversità e il Servizio Attività Estrattive.

E allora che dati ci sono a disposizione?

Era tempo che avevo intenzione di farlo, e finalmente mi sono deciso a mettere a disposizione di tutti la mia conoscenza dei dati detenuti (termine dal doppio significato) proprio dalle PA pugliesi, che a vario titolo gestiscono dati cartografici di ogni genere.

E’ per questo che ho creato su questo blog una apposita pagina, che rappresenta un vero e proprio compendio dei dati cartografici digitali gestiti dalle PA pugliesi, con informazioni sulla loro disponibilità e le modalità di accesso. Cercherò di tenerla costantemente aggiornata, ma sono più che bene accette da parte vostra segnalazioni di ulteriori dati disponibili, così come ogni suggerimento utile a rendere questo piccolo servizio sempre migliore.

La ricercabilità dei dati territoriali è dunque fondamentale per poterli rendere accessibili e utilizzabili. Vorrei anche citare il progetto Geoportale.it – realizzato da Planetek e al quale ho contribuito in maniera consistente – che già dal 2010 è una sorta di pagine gialle dei geodati italiani.

Non mi resta che augurare… molti dati a tutti!

Clicca qui per accedere al compendio
dei dati cartografici in Puglia

Vieni a cavare in Puglia…


La trasmissione Report del 3 aprile scorso ha dedicato un approfondito reportage – dal titolo “La banda del buco” – al business delle attività estrattive in Italia, moltissime ombre e quasi nessuna luce, salvo che per i cavatori stessi.

La situazione, da nord a sud, è davvero drammatica, perchè la normativa su cave e torbiere a livello nazionale risale al Regio Decreto n.1447 del 1927 e le Regioni da sempre agiscono (o non agiscono affatto) in maniera assolutamente autonoma. Nello stralcio video della trasmissione che ripropongo qui sotto, vengono riassunte le impressionanti cifre che girano attorno alle attività estrattive:

  • In tutta Italia 6.000 sono le cave attive e 8.000 quelle dismesse (che andrebbero recuperate).
  • Solo in media 4% del prezzo di vendita del materiale estratto va agli enti locali, ovvero a fronte di 1 miliardo e 750 milioni di euro di ricavi, appena 53 milioni incassano i Comuni.
  • In 5 Regioni su 20 si “cava gratis”, tra queste la Puglia, nella quale il volume d’affari è di 312 milioni di euro.

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