Il calore dei pugliesi…


Partirà a breve il Progetto VIGOR (Valutazione del potenzIale Geotermico delle regiOni conveRgenza) approvato nell’ambito del Programma Operativo Interregionale Energia 2007-2013 e attuato dal Dipartimento Terra e Ambiente del CNR (scheda informativa di dettaglio). Ne ha parlato anche Mr. Kilowatt, trasmissione di Radio 24 dedicata alla tematica energia, nella puntata del 21 scorso. Dura soli 6 minuti e vale la pena ascoltarla.

Il progetto in 24 mesi mira a raccogliere nelle Regioni Convergenza (ovvero Puglia, Campania, Calabria e Sicilia) informazioni analitiche utili ad avviare attività di prospezione e di utilizzo dell’energia da fonte geotermica.

Alta e bassa entalpia

Si punta essenzialmente alla cosiddetta “geotermia a bassa entalpia” (85-120°C), che a differenza di quella ad alta entalpia – utilizzata com’è noto in aree con elevate anomalie termiche (in Italia le uniche due sono in Toscana a Larderello e Monte Amiata) – potrebbe essere sfruttata quasi ovunque.

La geotermia a bassa entalpia sfrutta il gradiente termico del sottosuolo come serbatoio di calore. Nei mesi invernali il calore viene trasferito in superficie, viceversa in estate il calore in eccesso, presente negli edifici, viene dato al terreno. Questa operazione è resa possibile dalle pompe di calore, motori che tutti noi conosciamo nella forma più diffusa rappresentata dai frigorifero. Per trasferire il calore dal terreno si utilizzano delle sonde geotermiche: tubi ad U costituiti da materiali con alta trasmittanza termica nei quali passa un liquido che assorbe il calore e lo porta in superficie o nel sottosuolo (fonte: Wikipedia).

Va detto e sottolineato che le sue possibilità di sfruttamento sono essenzialmente nell’ambito del riscaldamento, non certo nella generazione di energia elettrica come le classiche centrali geotermiche basate appunto sull’alta entalpia. Questo tipo di geotermia non può quindi prescindere da principi di progettazione degli edifici che la tengano espressamente in considerazione (terminali a “bassa temperatura” come pannelli radianti inseriti in pavimenti, muri e soffitti). Non è conveniente infatti pensare a una “riconversione al geotermico” di impianti attualmente alimentati a gas metano o addirittura a gasolio.

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