Dissesto idrogeologico: le parole che non ti ho detto


Qualche giorno fa, in occasione di una visita alle zone alluvionate del Veneto, il presidente Napolitano ha affermato:

“e’ importante fare un bilancio sul giornalismo d’inchiesta”, “e’ molto importante stare sulla realta’. Da quanto tempo non abbiano grandi inchieste?” […] “E’ dal ’66 che in Italia non si fa piu’ una grande inchiesta sul dissesto idrogeologico”

Il presidente si riferisce all’alluvione del 4 novembre 1966, che coinvolse Firenze e portò drammaticamente all’attenzione di tutti il problema del rischio idrogeologico nel nostro Paese. Una grande inchiesta, una che copra il problema su tutto il territorio nazionale magari non è stata ancora fatta, sebbene “La Storia siamo noi”, il bellissimo programma di Rai Educational, ripropone un documentario che ne ripercorre le vicende. Per chi di voi volesse approfondire lo trovate qui.

Per la verità non sono d’accordo sul fatto che il giornalismo italiano non si occupi di dissesto idrogeologico, anzi, lo fa da tempo e con il meglio dei professionisti del settore. E voglio ricordarli qui, a mo di “compendio”.

Report se n’era occupato già nel lontano 2005 con Era tutto previsto di Bernardo Iovene, ed esattamente un anno fa in La via del mattone aveva ripreso il discorso in occasione del disastro a Giampilieri, mettendo in evidenza come i finanziamenti per fronteggiare il dissesto venissero dati con criteri non proprio “oggettivi”. RaiNews24, oltre a dare spesso notizie a riguardo, a giugno scorso ha messo in onda  L’Italia che frana di Flaviano Masella, partendo dai dissesti di Maierato e Montaguto e raccontando di un nuovo sistema di monitoraggio fisico dei corpi di frana, un inclinometro a “basso costo”. In Italia per fortuna il giornalismo d’inchiesta è di grande qualità, e stiamo certi che dei (tanti) grossi problemi che il nostro paese vive, qualcuno se n’è occupato, e continua a farlo.

Legambiente poi da diversi anni realizza il dossier Ecosistema Rischio fondato su una indagine a scala comunale per valutarne l’esposizione al rischio idrogeologico, sebbene basata esclusivamente sulla valutazione delle attività messe in opera dalle amministrazioni locali per la prevenzione e la mitigazione del rischio.

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Le navi dei veleni, scopriamo dove sono con in.fondo.al.mar


Citando il sito web stesso, dedicato al progetto…

in.fondo.al.mar è un’inchiesta giornalistica che si avvale degli strumenti del Web per costruire una memoria condivisa sullo scandalo delle “navi dei veleni” e dare vita ad un’indagine partecipata sugli affondamenti di rifiuti tossici e radioattivi nel Mar Mediterraneo.

Il progetto pubblica in esclusiva i risultati di un’indagine condotta presso l’archivio dei Lloyd’s di Londra (Lloyd’s Register of Shipping) e li incrocia con informazioni ricavate da ritagli di giornale, dossier di organizzazioni ecologiste e siti specializzati, per costruire un dataset aperto, liberamente scaricabile e riutilizzabile dagli utenti per altri progetti.

Mappe, cronologie ed altre forme di info-visualizzazione forniscono strumenti interattivi per interpretare questa mole di dati ed individuare analogie nei luoghi e nelle modalità d’affondamento, nei carichi dichiarati e nei porti di partenza ed arrivo, e forniscono la base per effettuare ulteriori ricerche sulla vicenda.

La mappa di in.fondo.al.mar

Il progetto è stato premiato al Digital heretics 2010, un festival di giornalismo online.

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Nucleare – l’inchiesta di RaiNews24


Per contribuire alla discussione sul nucleare, vi invito a guardare l’inchiesta che Maurizio Torrealta ha realizzato per RaiNews24.

Segue sinossi…

Le ultime dichiarazioni di Berlusconi di un accordo con la Russia hanno fatto riprendere il dibattito in Italia sul nucleare. Maurizio Torrealta ne parla in studio con l’Amministratore delegato dell’Ansaldo Energia Giuseppe Zampini e con due professori universitari, Francesco D’Auria e Massimo Scalia”.

Link alla prima parte e alla seconda parte.