Raganello, ennesima tragedia evitabile

Raganello, ennesima tragedia evitabile


Il bacino del torrente Raganello ha una superficie di ben 164,56 kmq ma è TOTALMENTE PRIVO di stazioni di rilevamento dei parametri meteo! Come si può pretendere di fare prevenzione del rischio idrologico in un bacino di tale grandezza, un corso d’acqua con una morfologia pericolosa con strette gole lungo le quali l’acqua può assumere una violenza inaudita, senza ALMENO UNA stazione meteo ubicata nel medio-alto corso che possa monitorare le cumulate di pioggia e prevedere onde di piena???

Osservate la prima di queste immagini che mostra il bacino del Raganello, con il reticolo idrografico e le stazioni pluviometriche. Il link al webgis del Centro funzionale multirischio ARPACAL è qui http://bit.ly/webgisraganello

Raganello1.jpg

Le uniche due stazioni attive più prossime sono quelle di Cerchiara (codice 924) e quella di Cassano allo Ionio (codice 970) che oltre ad appartenere a bacini idrografici differenti, non possono di certo fornire valutazioni attendibili per il Raganello, peraltro con condizioni meteo temporalesche che di per sé hanno una variabilità spaziale notevolissima. E in effetti entrambe le stazioni (seconda e terza immagine) non hanno rilevato affatto pioggia per le giornate del 19 e 20 agosto.

Giusto per scrupolo, sono andato a consultare anche la cumulata di pioggia oraria per la stazione meteo di Terranova del Pollino, in Basilicata, ubicata a circa 5 km a nord della testa del bacino del Raganello (quarta immagine) e questa ha rilevato una cumulata di 26 mm verso le 17:00 del 19 agosto ma appena 4 mm nella nottata del 20, comunque dati non significativi per il Raganello.

Raganello4

Con queste considerazioni lungi da me addossare la colpa a chicchessia, ma come geologi sappiamo bene che senza un adeguato monitoraggio dei parametri meteo è impossibile fare prevenzione.

Impareremo mai da queste immani tragedie? Riusciranno mai le istituzioni a capire l’importanza di conoscere il proprio territorio e vigilare su ciò che accade, per poi attuare le procedure di protezione civile? E riusciremo mai noi cittadini escursionisti della domenica a capire che la natura da un lato è meravigliosa, ma dall’altro nasconde inside e pericoli dei quali dobbiamo essere consci?

#Raganello #rischio #protezionecivile

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#SOSPuglia una piattaforma per le emergenze gestita “dal basso”


sospuglia_logoSenza reinventare la ruota, ho pensato di replicare una iniziativa realizzata in Sardegna riguardo le emergenze naturali, sfruttando la nota piattaforma di reporting collaborativo Crowdmap/Ushahidi, e che io stesso ho già utilizzato per realizzare altri due progetti sull’emergenza rifiuti a Napoli (Rifiutiamoci!) e sulla segnalazione di problemi a Bitritto (FixBitritto).

Il miglior modo per avere informazioni sempre aggiornate è quello di raccoglierle direttamente dai cittadini. E #SOSPuglia (http://sospuglia.crowdmap.com) è stato realizzato con l’obiettivo di consentire a chiunque si trovi sullo scenario di eventi naturali critici come allagamenti, frane, mareggiate, incendi di poterlo testimoniare direttamente scattando una foto e mandando un messaggio con tanto di localizzazione…

E se lo facessimo in tanti? E se tutti geotaggassimo le situazioni critiche e ‘qualcosa’ consentisse di visualizzare tutto su una mappa? E se tutte queste segnalazioni potessero diventare una sorta di patrimonio comune, per capire come sta evolvendo una eventuale situazione di emergenza in Puglia – dove e quando ad esempio si verificano allagamenti in occasione di eventi meteo estremi – affinché i soccorritori possano sapere dove e come intervenire? Il progetto #SOSPuglia ha questo scopo.

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Dissesto idrogeologico: le parole che non ti ho detto


Qualche giorno fa, in occasione di una visita alle zone alluvionate del Veneto, il presidente Napolitano ha affermato:

“e’ importante fare un bilancio sul giornalismo d’inchiesta”, “e’ molto importante stare sulla realta’. Da quanto tempo non abbiano grandi inchieste?” […] “E’ dal ’66 che in Italia non si fa piu’ una grande inchiesta sul dissesto idrogeologico”

Il presidente si riferisce all’alluvione del 4 novembre 1966, che coinvolse Firenze e portò drammaticamente all’attenzione di tutti il problema del rischio idrogeologico nel nostro Paese. Una grande inchiesta, una che copra il problema su tutto il territorio nazionale magari non è stata ancora fatta, sebbene “La Storia siamo noi”, il bellissimo programma di Rai Educational, ripropone un documentario che ne ripercorre le vicende. Per chi di voi volesse approfondire lo trovate qui.

Per la verità non sono d’accordo sul fatto che il giornalismo italiano non si occupi di dissesto idrogeologico, anzi, lo fa da tempo e con il meglio dei professionisti del settore. E voglio ricordarli qui, a mo di “compendio”.

Report se n’era occupato già nel lontano 2005 con Era tutto previsto di Bernardo Iovene, ed esattamente un anno fa in La via del mattone aveva ripreso il discorso in occasione del disastro a Giampilieri, mettendo in evidenza come i finanziamenti per fronteggiare il dissesto venissero dati con criteri non proprio “oggettivi”. RaiNews24, oltre a dare spesso notizie a riguardo, a giugno scorso ha messo in onda  L’Italia che frana di Flaviano Masella, partendo dai dissesti di Maierato e Montaguto e raccontando di un nuovo sistema di monitoraggio fisico dei corpi di frana, un inclinometro a “basso costo”. In Italia per fortuna il giornalismo d’inchiesta è di grande qualità, e stiamo certi che dei (tanti) grossi problemi che il nostro paese vive, qualcuno se n’è occupato, e continua a farlo.

Legambiente poi da diversi anni realizza il dossier Ecosistema Rischio fondato su una indagine a scala comunale per valutarne l’esposizione al rischio idrogeologico, sebbene basata esclusivamente sulla valutazione delle attività messe in opera dalle amministrazioni locali per la prevenzione e la mitigazione del rischio.

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Casca la terra…

Casca la terra…


Qualcuno l’ha già scritto: l’abusivismo in Italia non esiste.

Per due semplici, ovvi, quanto assurdi motivi:

  1. le DIA, i PdC, le lottizzazioni edilizie e gli altri strumenti di pianificazione e trasformazione del territorio vengono rilasciati e messi a punto dai Comuni, che “dovrebbero” assicurarsi non entrino in contrasto con i vincoli;
  2. “può capitare” poi che gli interventi vengano realizzati in difformità dai suddetti strumenti, ma ecco pronta la soluzione all’italiana: prima o poi verranno sanati da uno dei periodici condoni che i nostri governi tirano fuori a Natale o a Ferragosto.

E l’abusivismo, come per incanto, sparisce. Quei “pochi” ecomostri rimasti fuori da simili grazie, invece, per la stra(molto)grande maggioranza rimangono stoicamente in piedi. E chi si azzarda e riesce pure a buttarli giù, come si dice dalle nostre parti “ha pure il resto”.

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