Il futuro geologico della Puglia


Finamente è stata promulgata la da noi tanto agognata L.R. 33/2009 “Tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico”, a soli 3 mesi dalla sua scadenza. Si tratta ora di darle attuazione, affinchè non rimanga solo un’espressione di buone intenzioni da parte della Regione.

Il disegno di legge inziale, risalente a più i due anni fa, era volto semplicemente a rivedere la ormai obsoleta L.R. 32/1986 – abrogata infatti dalla stessa L.R. 33/2009 – che tutelava il solo patrimonio speleologico. Quando ero consulente dell’Ufficio Parchi della Regione Puglia mi fu chiesto di dare un parere proprio sul disegno di legge, e mi parve un’occasione imperdibile per poter estendere la tutela all’intero patrimonio geologico, includendo i geositi.

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Verso la tutela delle acque in Puglia


La Direttiva quadro in materia di acque (2000/60/CE) ha istituito i “Piani di Tutela delle Acque” (PTA) come strumenti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e più in generale alla protezione dell’intero sistema idrico superficiale e sotterraneo, obiettivi da raggiungere entro la fine del 2015.

Con questo articolo vorrei socializzare un tentativo – fatto un paio di anni fa – di riassumere i punti cardine del PTA, cercando di evidenziare le questioni peculiari riguardo le azioni e le misure di salvaguardia già in vigore dall’agosto del 2007, data della sua prima approvazione.

La Regione Puglia infatti, con DGR 883/2007 aveva già approvato il Progetto di PTA, elaborato con il supporto della SOGESID. Lo stesso provvedimento prevedeva che dal 18/08/2007 (30 gg dalla pubblicazione) e fino alla definitiva approvazione del Piano, tutti i soggetti pubblici e privati sono tenuti ad applicare quanto previsto dalle “Prime Misure di Salvaguardia”, che hanno carattere di prescrizione. Misure volte alla protezione urgente delle risorse idriche sotterranee, in uno stato di criticità estremo dovuto alle pressioni antropiche che hanno portato ad un loro generale depauperamento e alla salinizzazione della falda lungo le fasce costiere.

Il territorio sottoposto alle suddette misure di salvaguardia corrisponde a quasi la metà di quello regionale (Tavv. A e B del PTA), implicando notevoli limitazioni per moltissime attività che vi si svolgono.

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Geositi, una risorsa per la Puglia…


Negli ultimi anni sempre più numerosi soggetti attivi nell’ambito della geologia – tra questi la SIGEA – affermano come i geositi siano una opportunità unica per riuscire a connubiare le bellezze geologiche di cui è disseminata l’Italia, con la tutela del paesaggio e della natura. L’ostacolo maggiore è costituito senza dubbio dal fatto che – per le loro peculiari caratteristiche di singolarità – le particolarità geologiche sono note solo agli addetti ai lavori, e qui non parlo tanto di geologi in senso ampio, ma proprio di chi fa ricerca scientifica.

Il Pizzomunno a Vieste

Facciamo un esempio, per quanto banale possa sembrare. Il Pizzomunno di Vieste è certamente una delle attrattive turistiche maggiori del Gargano, col suo torreggiare in mezzo al mare… I turisti naturalmente non torneranno a casa senza farsi fotografare con il faraglione alle spalle, ma quasi certamente ignari di come si sia formata una simile spettacolare struttura. Per loro il Pizzomunno fa parte del paesaggio di Vieste esattamente come la Torre pendente fa parte del paesaggio di Piazza Duomo a Pisa.

E qui sta il “problema”. Un bosco, una laguna, una spiaggia con vegetazione naturale e dune ancora intatte, sono emergenze naturali delle quali facilmente e immediatamente chiunque riesce ad apprezzarne la bellezza, la naturalità stessa.

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