Fonti rinnovabili, basteranno delle linee guida?


L’altro ieri è stato emanato il Decreto 10 settembre 2010 del Ministero dello Sviluppo Economico (ad interim ancora nelle mani del Presidente del Consiglio) dal titolo “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”, che tenta di fare un po’ d’ordine nel caos che regna sulle energie rinnovabili in Italia, da un lato acclamate come unico viatico per raggiungere gli obiettivi del Protocollo di Kyoto e salvare il nostro pianeta, dall’altro come fonte di speculazioni sui lauti finanziamenti elargiti dai governi nazionali ed europeo, nonché responsabili di distruzione del paesaggio e dell’avifauna (essenzialmente fotovoltaico ed eolico).

Su questo blog ce ne siamo occupati a più riprese, cercando di fornire il maggior numero di elementi e informazioni affinché chiunque possa farsi un’idea autonoma, critica e soprattutto consapevole riguardo i pro e i contro dell’energia da fonti rinnovabili.

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Fotovoltaico, luci e ombre…


Cercano di accenderle e gettarle due interessanti articoli su Lavoce.info, il primo “Il fotovoltaico, un investimento per il futuro” a firma di Arturo Lorenzoni si occupa delle “luci”, mentre un secondo “Ma quelle fonti di energia hanno costi esorbitanti” di Giorgio Ragazzi ne delinea le ombre.

Mi sembrano un utile riferimento alla discussione parecchio accesa che c’è sulle rinnovabili, soprattutto eolico e fotovoltaico, animata da chi ne giustifica l’espansione indiscriminata da un lato e dai parecchi detrattori che puntano il dito sui reali costi ambientali. Due articoli che vanno ad arricchire gli spunti di riflessione che già in questo blog abbiamo cercato di fornire, ricordo un mio precedente articolo ma anche uno studio del prof. Metafune segnalato dalla mia amica Alessandra in un suo precedente commento.

Entrambi gli autori guardano la questione soprattutto dal punto di vista economico, ovvero i soldi che girano attorno a questo lucroso business che ha attratto numerosissimi investitori, i finanziamenti a fondo perduto erogati dall’Europa, i tassi di occupazione in crescita legati all’industria delle rinnovabili, i costi di installazione per kW in continuo calo che consentono un’accesso agli impianti eolici e fotovoltaici a utenti con “portafogli piccoli” (la cosiddetta “microgenerazione”), senza trascurare un rinnovato impulso alla ricerca nel settore (es. fotovoltaico termodinamico) ormai ferma da anni assieme al resto della ricerca scientifica in Italia.

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Dove vanno le energie rinnovabili in Italia…


L’11 giugno scorso il Ministero dello Sviluppo Economico ha approvato il “Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili” redatto ai sensi della Direttiva 2009/28/CE, che verrà trasmesso alla Commissione Europea il 30 giugno per i connessi adempimenti. Fino a tale data è possibile effettuare delle osservazioni, sebbene in meno di 20 giorni sia ridicolo pretendere di riuscire a farne in maniera circostanziata… ah, la “fretta”!

Qui potete leggere il comunicato stampa dello stesso Ministero, che afferma tra le altre cose

Entro il 2020 il nostro Paese conta di coprire con le fonti energetiche rinnovabili il 17% dei consumi energetici nazionali, in linea con le indicazioni europee.

[…]

Il Piano di azione nazionale contiene e descrive l’insieme delle misure (economiche, non economiche, di supporto, di cooperazione internazionale) necessarie per raggiungere gli obiettivi, prevedendo di intervenire sul quadro esistente dei meccanismi di incentivazione (quali, per esempio, i certificati verdi, il conto energia, i certificati bianchi, l’agevolazione fiscale per gli edifici, l’obbligo della quota di biocarburanti, …) per incrementare la quota di energia prodotta rendendo più efficienti gli strumenti di sostegno, in modo da evitare una crescita parallela della produzione e degli oneri di incentivazione, che ricadono sui consumatori finali, famiglie ed imprese.

È inoltre prevista dal Piano l’adozione di ulteriori misure trasversali, ovvero quelle volte alla realizzazione delle condizioni necessarie alla rimozione o attenuazione di talune barriere correlate, in particolare, ai procedimenti autorizzativi, allo sviluppo delle reti di trasmissione e distribuzione per un utilizzo intensivo/intelligente del potenziale rinnovabile, alle specifiche tecniche di apparecchiature e impianti, alla certificazione degli installatori. Si tratta di barriere di grande rilevanza, e che fanno sì che l’indice di efficacia delle politiche nazionali risulti ancora troppo basso nonostante l’elevato livello degli incentivi.

[…]

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L’eterna battaglia tra vento, sole e atomo


Voglio proporvi qui un interessante video proposto a TEDtalks, nel quale Stewart Brand e Mark Z. Jacobson discutono sui pro e i contro dell’energia nucleare. Siamo negli USA, paese nel quale l’atomo è da decenni affermata fonte per la produzione di energia, e nel quale l’opinione pubblica è da sempre largamente a favore del nucleare.

Il talk dura poco meno di mezz’ora, è possibile attivare i sottotitoli in inglese, per cui chi ha difficoltà nella comprensione della lingua potrà giovarne, e magari approfittare per fare un ripasso del listening 🙂

A mio avviso è in questo modo che un dibattito su questioni così importanti va affrontato: con argomenti fondati su numeri e idee ben supportate. I due si confrontano civilmente e in maniera leale. Viene anche coinvolto il pubblico nel dibattito, e vale la pena vedere come va  a finire… se le opinioni cambieranno, e in che maniera, alla fine del talk.

Coloro che immaginano poi soluzioni di tipo “misto”, ovvero incentivare le energie alternative ma senza escludere l’atomo, sono davvero pochissimi, e spesso si trovano essenzialmente in ambienti accademici, come ad esempio l’appello che alcuni di loro hanno sottoscritto per “un PD nucleare“.

Voglio infine sottolineare un aspetto che la dice lunga su come la battaglia tra rinnovabili e nucleare sia condotta a volte senza esclusione di colpi, con l’obiettivo di far prevalere le une sull’altra e viceversa. Si esclude come spesso accade la terza via: ovvero la riduzione dei consumi energetici. Nel talk che vi propongo questa ipotesi non viene nemmeno menzionata, la ritengo una grave mancanza, ma non è un caso. Ci si trova negli USA, Paese improntato su una economia basata su un consumismo smodato…